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Tu ed io? Un Papa o un papà?

PAPA FRANCESCO: “IL CAMMINO DELLA PACE? RINUNCIA AD AVERE NEMICI!”

Mentre il mondo della speculazione e delle analisi geopolitiche occupa i più ampi spazi della comunicazione e delle trasmissioni radio o tv, c’è un uomo che si diceva ‘venire dalla fine del mondo’ che cerca di tracciare un nuovo cammino per l’umanità: quello della vicinanza.

Pandemia, cuori e storie feriti da un passato intriso di interessi religiosi e politici, lockdown, rischio attentati, silenzi tra uomini che negli anni si sono trasformati in guerre fredde o veri e proprio scontri; ecco lo scenario in cui Papa Francesco affronta uno dei suoi più importanti Viaggi Apostolici. C’è una mèta: l’Iraq; c’è un fine: gridare ad ogni cuore ferito che siamo fratelli, nonostante tutto!

Tutto inizia con un invito: “Guardiamo il cielo!”.

Sì, “contemplando dopo millenni lo stesso cielo, appaiono le medesime stelle. Esse illuminano le notti più scure perché brillano insieme. Il cielo ci dona così un messaggio di unità: l’Altissimo sopra di noi ci invita a non separarci mai dal fratello che sta accanto a noi. L’Oltre di Dio ci rimanda all’altro del fratello. Ma se vogliamo custodire la fraternità, non possiamo perdere di vista il Cielo”.


PAPA FRANCESCO, Incontro Interreligioso, Piana di Ur, Iraq, 6 marzo 2021

Un viaggio che apre un nuovo scenario nella storia dell’Oriente martoriato da guerre, conflitti, disunioni… E l’uomo per tanto tempo ha cercato di rimediare alla tensione difendendosi, armato. Sì, gli occhi rivolti solo e prima di tutto a terra vedono tutto come un pericolo. Con gli occhi fissi a terra, mentre si cammina, ecco che con ogni minimo rumore si risvegliano i sensi legati al pericolo… e si passa il tempo a difendersi. La natura, dinanzi al pericolo, ci insegna a scappare; l’uomo, purtroppo, dinanzi ad un presunto pericolo, tende a ferire, colpire, uccidere…

Come ritrovare – ci verrebbe da chiedere – il coraggio di alzare gli occhi al cielo, Santo Padre?

Parti da una verità: “l’uomo non è onnipotente, da solo non ce la può fare. E se estromette Dio, finisce per adorare le cose terrene. Ma i beni del mondo, che a tanti fanno scordare Dio e gli altri, non sono il motivo del nostro viaggio sulla Terra. Alziamo gli occhi al Cielo per elevarci dalle bassezze della vanità; serviamo Dio, per uscire dalla schiavitù dell’io, perché Dio ci spinge ad amare. Ecco la vera religiosità: adorare Dio e amare il prossimo. Nel mondo d’oggi, che spesso dimentica l’Altissimo o ne offre un’immagine distorta, i credenti sono chiamati a testimoniare la sua bontà, a mostrare la sua paternità mediante la loro fraternità”.



PAPA FRANCESCO, Incontro Interreligioso, Piana di Ur, Iraq, 6 marzo 2021

Quante cose ha visto quel cielo?! E proprio perché ha visto tanto se non tutto, forse è proprio da lui che possiamo imparare l’arte della vita. Lui conosce l’inizio della storia, le sue bellezze, ma anche le tante storture e strappi; sembra che non veda l’ora di insegnarci a vivere. E come? Imparando dalla notte: la notte più buia ha un ‘mare’ di stelle che, insieme, illuminano il creato, il mondo, l’uomo, perché non perda mai l’orizzonte.

Ma non è tutto…

“Camminiamo sulla terra. Gli occhi al cielo non distolsero, ma incoraggiarono Abramo a camminare sulla terra, a intraprendere un viaggio che, attraverso la sua discendenza, avrebbe toccato ogni secolo e latitudine. Ma tutto cominciò da qui, dal Signore che “lo fece uscire da Ur” (cfr Gen 15,7). Il suo fu dunque un cammino in uscita, che comportò sacrifici: dovette lasciare terra, casa e parentela. Ma, rinunciando alla sua famiglia, divenne padre di una famiglia di popoli.”



PAPA FRANCESCO, Incontro Interreligioso, Piana di Ur, Iraq, 6 marzo 2021

Camminare. Può sembrare un’azione scontata, forse banale, ma ogni movimento ha in sé un cambiamento. Papa Francesco mette in luce come il cammino più faticoso sia quello dentro la nostra terra, dentro la nostra storia, dentro il nostro cuore.

Infatti, “anche a noi succede qualcosa di simile: nel cammino, siamo chiamati a lasciare quei legami e attaccamenti che, chiudendoci nei nostri gruppi, ci impediscono di accogliere l’amore sconfinato di Dio e di vedere negli altri dei fratelli. Sì, abbiamo bisogno di uscire da noi stessi, perché abbiamo bisogno gli uni degli altri”.


PAPA FRANCESCO, INCONTRO INTERRELIGIOSO, Piana di Ur, Sabato, 6 marzo 2021

Abbiamo bisogno…

“Nelle tempeste che stiamo attraversando non ci salverà l’isolamento, non ci salveranno la corsa a rafforzare gli armamenti e ad erigere muri, che anzi ci renderanno sempre più distanti e arrabbiati. Non ci salverà l’idolatria del denaro, che rinchiude in sé stessi e provoca voragini di disuguaglianza in cui l’umanità sprofonda. Non ci salverà il consumismo, che anestetizza la mente e paralizza il cuore.”


PAPA FRANCESCO, Incontro Interreligioso, Piana di Ur, Iraq, 6 marzo 2021

Come fare, Papa Francesco?

“Da dove può cominciare allora il cammino della pace? Dalla rinuncia ad avere nemici. Chi ha il coraggio di guardare le stelle, chi crede in Dio, non ha nemici da combattere. Ha un solo nemico da affrontare, che sta alla porta del cuore e bussa per entrare: è l’inimicizia. Mentre alcuni cercano di avere nemici più che di essere amici, mentre tanti cercano il proprio utile a discapito di altri, chi guarda le stelle delle promesse, chi segue le vie di Dio non può essere contro qualcuno, ma per tutti. Non può giustificare alcuna forma di imposizione, oppressione e prevaricazione, non può atteggiarsi in modo aggressivo.”


PAPA FRANCESCO, Incontro Interreligioso, Piana di Ur, Iraq, 6 marzo 2021

Una delle più grandi lotte che siamo chiamati a vivere, e che ha come terreno di combattimento il nostro cuore, è quella contro l’inimicizia. Come? Imparando dal cielo, dalle stelle, camminando fuori dalle proprie convinzioni, remando insieme, nella stessa direzione, in questa barca che è l’umanità. Perché da soli siamo come le stelle cadenti: lasciamo, certo, una scia ed evochiamo un desiderio… ma, poiché soli, c’è il rischio che quel desiderio non si realizzi mai…

Grazie, Papa Francesco!