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Credo e vivo Io, figlio e tu, genitore Pronto, nonna?! Tu ed io? Un Papa o un papà?

“LA PAZIENZA NON È SEGNO DI DEBOLEZZA”

È forse una sfumatura della precarietà quella di spingere l’uomo e la donna alla pazienza, ad avere pazienza. La crisi del governo, l’emergenza sanitaria, il rientro a scuola, le difficoltà di recepire tutti i ristori promessi… quanta pazienza (?!) ci verrebbe da dire.

Ma ci sono persone che nella vita di pazienza ne hanno avuto tanta; ma proprio tanta: pensiamo ai nostri nonni, agli anziani. C’è chi per vocazione ha scelto di incarnare in ogni giorno della sua vita la virtù della pazienza cristiana. Il racconto di uno di loro ci farà bene al cuore. D’altronde, quando ci mettiamo in ascolto di storie vere, ciò che all’apparenza poteva sembrare fragile e insignificante, ridiventa importante; perché vissuto…

Papa Francesco lo sa e ci ripropone la storia del Vecchio Simeone nel giorno della Festa dei Consacrati.

“Simeone – scrive San Luca – «aspettava la consolazione di Israele» (Lc 2,25). Salendo al tempio, mentre Maria e Giuseppe portano Gesù, accoglie tra le braccia il Messia. A riconoscere nel Bambino la luce venuta a illuminare le genti è un uomo ormai vecchio, che ha atteso con pazienza il compimento delle promesse del Signore. Ha atteso con pazienza.”

PAPA FRANCESCO, Omelia, 02 febbraio 2021

C’era una volta un uomo vecchio… In quel “aspettava la consolazione” potremmo metterci tutti noi. Non esiste forse espressione più viva per descrivere quello che stiamo vivendo se non quella del bisogno di essere consolati. Ma nel racconto è un popolo intero ad attendere questa consolazione. E lo fa nella figura di un anziano, Simeone, che veste l’abito della pazienza.

“Guardiamo da vicino la pazienza di questo vecchio. Per tutta la vita egli è rimasto in attesa e ha esercitato la pazienza del cuore. Nella preghiera ha imparato che Dio non viene in eventi straordinari, ma compie la sua opera nell’apparente monotonia delle nostre giornate, nel ritmo a volte stancante delle attività, nelle piccole cose che con tenacia e umiltà portiamo avanti cercando di fare la sua volontà. Camminando con pazienza, Simeone non si è lasciato logorare dallo scorrere del tempo. È un uomo ormai carico di anni, eppure la fiamma del suo cuore è ancora accesa; nella sua lunga vita sarà stato a volte ferito, deluso, eppure non ha perso la speranza; con pazienza, egli custodisce la promessa – custodire la promessa –, senza lasciarsi consumare dall’amarezza per il tempo passato o da quella rassegnata malinconia che emerge quando si giunge al crepuscolo della vita.”


PAPA FRANCESCO, Omelia, 02 febbraio 2021

Nessun effetto speciale o evento straordinario; monotonia, alle volte un ritmo stancante; logorio dello scorrere del tempo; un cuore ferito, deluso; il non lasciarsi consumare dall’amarezza per il tempo che non c’è più; non lasciarsi vincere dalla malinconia per aver oramai compiuto il viaggio della vita. Sono, questi, i sentimenti che spesso abitano il nostro vissuto quotidiano. La crisi che ognuno attraversa, infatti, può accrescere uno di loro… E finiamo per esserne schiacciati.

Santo Padre – ci verrebbe da chiedergli – come poter superare tutto quello che ci schiaccia e sperimentare la consolazione che tanto desideriamo?

Credo che “la pazienza di Simeone […] è specchio della pazienza di Dio. Dalla preghiera e dalla storia del suo popolo, Simeone ha imparato che Dio è paziente. […] E soprattutto il Messia, Gesù, che Simeone stringe tra le braccia, ci svela la pazienza di Dio, il Padre che ci usa misericordia e ci chiama fino all’ultima ora, che non esige la perfezione ma lo slancio del cuore, che apre nuove possibilità dove tutto sembra perduto, che cerca di fare breccia dentro di noi anche quando il nostro cuore è chiuso, che lascia crescere il buon grano senza strappare la zizzania.”


PAPA FRANCESCO, Omelia, 02 febbraio 2021

C’era una volta un popolo… Sembra che la forza per andare avanti non si attinga dal solo baule della propria storia, ma che nasca, cresca e si alimenti grazie ad un popolo. Il racconto che Papa Francesco ha scelto per raccontare un’esperienza di pazienza che incontra la Consolazione, sposta la scena dal solo uomo al popolo, alla grande famiglia che è l’umanità. C’è un popolo che attende ancora qualcosa… E in questo desiderio di consolazione, nasce anche il mio desiderio di essere consolato…

Ma cos’è la pazienza?

“Certamente, non è la semplice tolleranza delle difficoltà o una sopportazione fatalista delle avversità. La pazienza non è segno di debolezza: è la fortezza d’animo che ci rende capaci di ‘portare il peso’, di sopportare: sopportare il peso dei problemi personali e comunitari, ci fa accogliere la diversità dell’altro, ci fa perseverare nel bene anche quando tutto sembra inutile, ci fa restare in cammino anche quando il tedio e l’accidia ci assalgono.”


PAPA FRANCESCO, Omelia, 02 febbraio 2021

L’altro, chi mi sta a fianco, il vicino di casa disoccupato, la nonna ammalata di covid, il ragazzo disabile, l’imprenditore che continua a scommettere sui propri dipendenti, la ragazza laureanda che fa quattro lavori per mantenersi, la casalinga che prepara un pranzo straordinario con poca farina e un po’ d’acqua… L’altro, gli altri… Il Papa ci ri-corda che apparteniamo ad un popolo che ha una speranza che supera, alimenta, sostiene le nostre piccole e grandi speranze; c’è un popolo che attende una consolazione che può risvegliare il mio desiderio d’essere consolato. Quel popolo, in questo racconto, aveva una voce: un anziano, un vecchio paziente, che ha visto nella cosa più piccola che era presente in quel momento al Tempio, la salvezza.

Sì, “noi non possiamo restare fermi nella nostalgia del passato o limitarci a ripetere le cose di sempre, né nelle lamentele di ogni giorno. Abbiamo bisogno della coraggiosa pazienza di camminare, di esplorare strade nuove, di cercare cosa lo Spirito Santo ci suggerisce.  E questo si fa con umiltà, con semplicità, senza grande propaganda, senza grande pubblicità”.

Si diventa pazienti insieme; insieme riscopriamo di essere fatti per essere consolati. E quanti nella vita hanno vissuto di questa pazienza ci insegnano dove trovare la consolazione. Un nonno la trova in un nipotino appena nato; una mamma in un figlio che ha trovato lavoro; un padre in una moglie che supera un momento di malattia… La consolazione si nasconde, a quanto pare, nell’altro, negli altri. E la pazienza di attendere di essere consolati la si impara insieme, guardando a chi con la propria pazienza ha scritto la storia dell’umanità e la nostra di storia.

Camminiamo insieme perché “anche i nostri occhi possano vedere la luce della salvezza e portarla al mondo intero, come l’hanno portata nella lode questi due vecchietti”.


PAPA FRANCESCO, Omelia, 02 febbraio 2021

Insieme, pazienti perché fatti per essere consolati…

Grazie, Papa Francesco!