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Credo e vivo Io, figlio e tu, genitore Tu ed io? Un Papa o un papà?

“QUANDO TU RINGRAZI, ESPRIMI LA CERTEZZA DI ESSERE AMATO”

Il 2020 potrebbe essere uno di quegli anni da dimenticare: pandemia, morte di migliaia di innocenti; perdita di lavoro per alcuni, fatiche politiche per altri; guerre fratricide, crisi personali e familiari… Sì, ci sono tutti i motivi per dire che sarebbe meglio lasciare alle spalle un anno così funesto. Eppure… tutto quanto viviamo sono come dei mattoni della prima casa che abitiamo: la nostra storia.

Ecco che appare ancora una volta un uomo vestito di bianco che, con la missione di Francesco, ci indica il sentiero per non sprecare neppure un momento della nostra vita; benché doloroso; anche se faticoso… E lo fa partendo da una verità.

Sai, quanto abbiamo vissuto “divide il mondo in due: chi non ringrazia e chi ringrazia; chi prende tutto come gli fosse dovuto, e chi accoglie tutto come dono, come grazia”.

PAPA FRANCESCO, Udienza Generale, 30 dicembre 2020

È vero, i momenti di crisi rivelano molte volte quanto avevamo tentato di nascondere – negli anni – nei sottoscala del nostro cuore. E quando il malessere riaffiora e viene smascherato, ecco che reagiamo in modi diversi. Uno di questi è l’ingratitudine, che si traveste di rabbia, violenza verbale o fisica, rancore, malinconia, tristezza, acredine, a seconda del proprio dizionario personale…

Come fare, Santo Padre, per uscire da questo tunnel che ammala la nostra vita e quella di quanti ci stanno a fianco?

Intanto considera quanto ci ricorda l’esperienza della Chiesa: “Il Catechismo scrive: «Ogni avvenimento e ogni necessità può diventare motivo di ringraziamento» (n. 2638)”.


PAPA FRANCESCO, Udienza Generale, 30 dicembre 2020

Ma non è facile ringraziare. Soprattutto quando si soffre. Il dolore è uno degli scogli contro cui ci scagliamo nelle tempeste della nostra storia, scalfendo sempre più la nostra barca. Non è facile…

È vero, ma tu “comincia sempre da qui: dal riconoscersi preceduti dalla grazia. Siamo stati pensati prima che imparassimo a pensare; siamo stati amati prima che imparassimo ad amare; siamo stati desiderati prima che nel nostro cuore spuntasse un desiderio”.


PAPA FRANCESCO, Udienza Generale, 30 dicembre 2020

Sembra un sillogismo filosofico, ma c’è di più. Da dove iniziare allora questa consapevolezza del sapersi preceduti dalla grazia, Santo Padre?

“Vivere è anzitutto aver ricevuto la vita. Tutti nasciamo perché qualcuno ha desiderato per noi la vita. E questo è solo il primo di una lunga serie di debiti che contraiamo vivendo. Debiti di riconoscenza.”


PAPA FRANCESCO, Udienza Generale, 30 dicembre 2020

Mai come in questo tempo ci rendiamo conto di quanto preziosa sia la vita. E diventa ancora più preziosa quando ci si ricorda che l’abbiamo ricevuta in dono, che non abbiamo scelto di nascere, al di là della storia familiare di ciascuno. Nascere è accettare di dire di sì ad una vita donata. Ma è anche vero che in molti rifiutano tale dono e vivono senza vivere, vivono senza mai realmente nascere: vestiti elegantemente, continuano a rifiutare la vita come dono e spendono tanto, troppo del loro tempo per dimostrare che la vita se la sono guadagnata a suon di exploit… E si finisce per ammalarsi di ingratitudine…

“Nella nostra esistenza, più di una persona ci ha guardato con occhi puri, gratuitamente. Spesso si tratta di educatori, catechisti, persone che hanno svolto il loro ruolo oltre la misura richiesta dal dovere. E hanno fatto sorgere in noi la gratitudine. Anche l’amicizia è un dono di cui essere sempre grati.”


PAPA FRANCESCO, Udienza Generale, 30 dicembre 2020

Gratuitamente. Che parola così poco usata ma forse il vero antidoto al male che colpisce tanti dei nostri cuori. Gratuità, gratitudine, grazie, grazia, gratis: sono tutte parole che hanno la stessa radice. E si manifesta anche solo in uno sguardo…

Sì, “questo è il nocciolo: quando tu ringrazi, esprimi la certezza di essere amato. E questo è un passo grande: avere la certezza di essere amato. È la scoperta dell’amore come forza che regge il mondo. Dante direbbe: l’Amore «che move il sole e l’altre stelle” (Paradiso, XXXIII, 145)”.


PAPA FRANCESCO, Udienza Generale, 30 dicembre 2020

Lasciare alle spalle un anno così doloroso, ma lasciare anche ciò che nella nostra vita non abbiamo mai voluto lasciare perché tanto, troppo doloroso e incomprensibile, forse è possibile dicendo un semplice grazie. Il “grazie” è quella mano forte capace di spezzare catene e funi che costringono il cuore umano a restare con il naso sulla sofferenza di un evento o una parola dolorosi con il rischio di dimenticare che il dolore non è il destino a cui siamo chiamati. Il “grazie” è capace di farci abbandonare una volta per tutte l’isola della rassegnazione; il “grazie” ci fa scorgere lo sguardo di qualcUno dietro alle prove mentre ci dice: “Ci sono, non ho mai smesso di stare con te! Ti amo, anche se non lo senti! Ci sono per te; solo per te!”.

“Soprattutto, non tralasciamo di ringraziare: se siamo portatori di gratitudine, anche il mondo diventa migliore, magari anche solo di poco, ma è ciò che basta per trasmettergli un po’ di speranza. Il mondo ha bisogno di speranza e con la gratitudine, con questo atteggiamento di dire grazie, noi trasmettiamo un po’ di speranza. Tutto è unito, tutto è legato e ciascuno può fare la sua parte là dove si trova.”


PAPA FRANCESCO, Udienza Generale, 30 dicembre 2020

Grazie, Papa Francesco!