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Io, figlio e tu, genitore Tu ed io? Un Papa o un papà?

UN CUORE DI PADRE…

L’8 Dicembre Papa Francesco ha indetto uno speciale “Anno di San Giuseppe”, pubblicando per l’occasione la bellissima Lettera Apostolica Patris corde. Per un anno, il battito di un cuore di padre ci accompagnerà.

Giuseppe il falegname, il lavoratore, il protettore dei papà. E poi?

“Pensò di ripudiarla in segreto” (Mt 1,19). Nel Vangelo di Matteo, Giuseppe ci viene presentato così. Maria, la donna che ama, la sua promessa sposa, è incinta di un figlio non suo: ogni progetto buttato all’aria, la speranza in una tranquilla vita matrimoniale che svanisce in un lampo.

Conosciamo Giuseppe a partire dalla sua paura. “Che fare?”, “Come risolvere?”. Sembra quasi di sentirlo, il rumore dei suoi pensieri; sembra di respirare affannosamente con lui, di vederlo accasciarsi impotente mentre si porta la mano alla fronte chiedendosi: “Perché?”.

Non deve essere stato facile addormentarsi quella notte, con pazienza l’angelo deve aver atteso che le acque si calmassero e le preoccupazioni si zittissero per sussurrare il suo: “Non temere”. Al risveglio, sorprendentemente, Giuseppe è un uomo diverso: l’incomprensibile rimane tale, ma nel sonno quella Voce pare averlo accarezzato e ristorato. Senza voler sapere, senza capire, si lascia coinvolgere dal sogno di Dio che dona nuova linfa e nuova forma al suo, rendendolo grande, forse troppo grande per poter essere ammaestrato dalla ragione, ma capace di incendiare il cuore e di far dire “Sì!”.

Giuseppe, uomo dei sogni. Lì, nel mondo che si apre quando gli occhi si chiudono, il falegname incontra e ascolta Dio, accoglie con fiducia le indicazioni su ogni primo passo da compiere, senza pretendere di conoscere la strada, senza chiedere.

Non parla, Giuseppe, di lui non viene riportata nemmeno una parola.

Uomo del silenzio, lascia che le sue notti siano abitate da una Voce, dona le sue paure e le sue debolezze senza clamori. Custode discreto, fa del suo buio culla per la luce che viene, nel buio accoglie senza distinzione angeli, pastori, magi e il figlio di Dio.

In silenzio, al buio, lascia ardere un fuoco che non è suo, accettando di esserne guardiano; nell’oscurità scruta l’orizzonte, mentre sul suo petto dorme un bambino che non è suo figlio, ma che lo chiama “papà”.

Non ci è dato di conoscere i pensieri di Giuseppe, né di sapere cosa abbia potuto vedere, oltre quell’orizzonte. Ci è dato, tuttavia, di apprendere una toccante lezione d’amore. In questo anno speciale, in cui entrare in punta di piedi, Giuseppe ci tende le sue mani rovinate di falegname per accompagnarci dove non ci sono riflettori puntati né microfoni accesi.

Camminando nella notte, Giuseppe ci conduce lì, dove una notizia inaspettata ci rovina i piani e ci getta nello sconforto, mostrandoci come la forza si possa far strada attraverso la fragilità, come un deciso “No!” possa racchiudere il più tenero “Sì!”.

Dove una stalla è tutto ciò che possiamo offrire a chi di più prezioso abbiamo nella vita, svelandoci che il più grande dei Re dorme sereno coperto di stracci, tra pecore, asini e buoi. Dove all’improvviso si è costretti a lasciare tutto, senza neanche il tempo di abituarsi all’idea, insegnandoci che non siamo noi a dare il ritmo, ma che a noi spetta seguirlo. Dove il tesoro più bello non ci appartiene, rivelandoci che nessuno è nostro, ma tutti noi siamo di Qualcuno.

L’amore abita dolcemente l’ombra e apre le porte alla luce, ascolta in silenzio e in silenzio protegge il fuoco, impedendogli di spegnersi.

L’amore accoglie senza chiedere nulla in cambio, è discreto, non fa rumore, non reclama attenzione. L’amore si ferma sulla soglia ad attendere chi viene e a guardare chi va, sempre mettendo l’altro al centro di ogni sguardo. Come Giuseppe e Maria, che nel giorno dell’Immacolata Concezione rinnovano quest’anno la loro unione, l’amore è padre e madre, è temerario nei “Sì” sussurrati, ricco nella povertà, capace di vegliare nella notte, mentre confida nell’alba.

Con cuore di padre, Giuseppe ci aspetta. Silenzioso custode dei sogni, non vede l’ora di ascoltare il desiderio che riposa nel cuore di tutti noi, figli. Buon anno del padre!

http://www.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2020/12/8/letteraapostolica-patriscorde.html