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Credo e vivo Tu ed io? Un Papa o un papà?

“NESSUNO SI SALVA DA SOLO. PACE E FRATERNITÀ”

INCONTRO INTERNAZIONALE DI PREGHIERA PER LA PACE PROMOSSO DALLA COMUNITÀ DI SANT’EGIDIO

Il 19 ottobre si è rinnovato lo “spirito di Assisi” voluto nel 1986 da San Giovanni Paolo II. All’epoca il Papa realizzò un grande sogno invitando i rappresentanti delle varie religioni del mondo ad Assisi, la terra del poverello Francesco, perché si elevasse all’unico Dio, da tanti cuori e in diverse lingue, un solo canto di pace!

L’invito fu accolto da settanta rappresentanti delle principali religioni mondiali, che hanno condiviso insieme la SPERANZA per un mondo migliore, rinnovato, profondamente fraterno e puramente umano.

L’evento in sé portava un messaggio importante e cioè il desiderio di pace, condiviso da tutte le persone di buona volontà, tendendo ben fisso lo sguardo sulla situazione del mondo e il rapporto tra i vari popoli.

La vera pace si può raggiungere solo attraverso una relazione profonda con Dio.

La comunità di Sant’Egidio è stata coinvolta nell’iniziativa fin dal suo inizio ed ha organizzato
incontri simili ogni anno, in città europee e mediterranee. Nello scenario fantastico e imponente del Campidoglio a Roma Papa Francesco ha incontrato nuovamente tanti leader religiosi in due momenti significativi. Il titolo del pomeriggio diceva: “Nessuno si salva da solo-pace e fraternità”.

Il primo momento si è svolto nella bellissima Basilica di Santa Maria in Aracoeli con un tempo di preghiera e il secondo sulla piazza del Campidoglio concludendosi con due gesti simbolici: l’accensione del candelabro della pace e con la firma, da parte di tutti i leader religiosi, dell’appello di pace.

La prima parola significativa di Papa Francesco è stata proprio: “È un dono pregare insieme!”.

In basilica Papa Francesco ha commentato il brano del Vangelo che racconta della Passione del Signore, soffermandosi particolarmente sulla affermazione: «Salva te stesso!» (Mc 15,30).
A partire da questa esclamazione il Papa ci mette in guardia da una tentazione cruciale, che insidia tutti, anche noi cristiani: è la tentazione di pensare solo a salvaguardare sé stessi o il proprio gruppo, di avere in testa soltanto i propri problemi e i propri interessi, mentre tutto il resto non conta.

È un istinto molto umano, ma cattivo, ed è l’ultima sfida al Dio crocifisso.

Il «Salva te stesso!» ci pone dinanzi a tre tentazioni che possono accomunare tutti noi uomini. La prima tentazione caratterizza certamente coloro che pur avendo fatto esperienza di Gesù, perché ne hanno sentito le sue parole, hanno visto i suoi gesti, cercano invece un Dio che vada oltre le proprie aspettative, cioè un Dio che dia spettacolo, che faccia segni e prodigi a misura d’uomo.

Il Papa, infatti, dice: “Quante volte vogliamo un dio a nostra misura, anziché diventare noi a misura di Dio; un dio come noi, anziché diventare noi come Lui! Ma così all’adorazione di Dio preferiamo il culto dell’io.

È un culto che cresce e si alimenta con l’indifferenza verso l’altro”.

La seconda tentazione invece è rappresentata da coloro che mettono in croce Gesù perché si vedono minacciato il proprio potere. Anche in questo caso le parole di ammonizione da parte di Francesco non vengono meno, dice infatti: “… tutti siamo specialisti nel mettere in croce gli altri pur di salvare noi stessi. Gesù, invece, si lascia inchiodare per insegnarci a non scaricare il male sugli altri”.

La terza e ultima tentazione invece è caratterizzata da coloro che pur vivendo la stessa “sorte” di Gesù si ritrovano invece a inveire contro di lui, sperando di salvare la propria pelle.

A tal proposito il Papa dice: “com’è facile criticare, parlare contro, vedere il male negli altri e non in sé stessi, fino a scaricare le colpe sui più deboli ed emarginati! Ma perché quei crocifissi se la prendono con Gesù? Perché non li toglie dalla croce. Gli dicono: «Salva te stesso e noi!» (Lc 23,39).

Cercano Gesù solo per risolvere i loro problemi”. Chi ragiona in questo modo non ha compreso realmente la missione di Gesù e cioè quella di donare amore, oggi si desidera avere un dio che venga a risolvere tutti i nostri problemi, in realtà Gesù, dice sempre Papa Francesco, è venuto a sanare ogni uomo dal vero problema che è proprio la mancanza di amore.

Siamo invitati quindi a guarda alla croce di Cristo. Il Papa ci esorta con forza a Guardare al Cristo crocifisso: “le braccia di Gesù, aperte sulla croce, segnano la svolta, perché Dio non punta il dito contro qualcuno, ma abbraccia ciascuno. Perché solo l’amore spegne l’odio, solo l’amore vince fino in fondo l’ingiustizia. Solo l’amore fa posto all’altro. Solo l’amore è la via per la piena comunione tra di noi”.

L’incontro si svolge a pochi giorni dall’uscita della terza Lettera Enciclica di Papa Francesco
“Fratelli tutti” (4 ottobre 2020) – firmata ad Assisi – dove parla di “amicizia sociale” come via per “sognare e pensare ad un’altra umanità”, seguendo la logica della solidarietà e della sussidiarietà per superare l’“iniquità” planetaria già denunciata nella Laudato si’(24 maggio 2015).

“Se si tratta di ricominciare, sarà sempre a partire dagli ultimi”. La terapia è la fratellanza, il testo di riferimento è il documento di Abu Dhabi (3-5 febbraio 2019) e il modello è quello del Buon Samaritano, che prende su di sé “il dolore dei fallimenti, invece di fomentare odi e risentimenti”.

Sulla Piazza del Campidoglio invece, subito dopo il momento di preghiera in Basilica, il Papa ha sottolineato che “volgendoci indietro, purtroppo, riscontriamo negli anni trascorsi dei fatti
dolorosi, come conflitti, terrorismo o radicalismo, a volte in nome della religione”. Ma al tempo stesso ha esortato a “riconoscere i passi fruttuosi nel dialogo tra le religioni: è un segno di speranza che ci incita a lavorare insieme, come fratelli”.

Infatti, ha esclamato Papa Francesco: “il comandamento della pace è inscritto nel profondo delle tradizioni religiose. I credenti hanno compreso che la diversità di religione non giustifica
indifferenza o l’inimicizia. Anzi, a partire dalla fede religiosa si può diventare artigiani di pace e non spettatori inerti del male della guerra e dell’odio. Le religioni sono al servizio della pace e della fraternità.

Per questo, anche il presente incontro spinge i leader religiosi e tutti i credenti a pregare con insistenza per la pace, a non rassegnarsi mai alla guerra, ad agire con la forza mite della fede per porre fine ai conflitti. C’è bisogno di pace! Più pace!”. Tutto ciò porta ciascuno di
noi a comprendere che il fratello va sempre accolto e amato, non è possibile infatti che la guerra continui a lacerare e dilaniare il cuore dell’umanità.

È bello ciò che Papa Francesco ha affermato a riguardo: “Mettere fine alla guerra è dovere improrogabile di tutti i responsabili politici di fronte a Dio. La pace è la priorità di ogni politica. Dio chiederà conto, a chi non ha cercato la pace o ha fomentato le tensioni e i conflitti, di tutti i giorni, i mesi, gli anni di guerra che hanno colpito i popoli!”.

Alla luce di tutto ciò rimane per ciascuno di noi, non solo le immagini di un incontro bello e
particolarmente scenografico, ma l’appello del Papa che ci invita a vivere: “La fraternità, che
sgorga dalla coscienza di essere un’unica umanità, deve penetrare nella vita dei popoli, nelle
comunità, tra i governanti, nei consessi internazionali. Così lieviterà la consapevolezza che ci si salva soltanto insieme, incontrandosi, negoziando, smettendo di combattersi, riconciliandosi, moderando il linguaggio della politica e della propaganda, sviluppando percorsi concreti per la pace”.

don Enzo Fiore