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Credo e vivo Tu ed io? Un Papa o un papà?

PAPA FRANCESCO: “FINO A QUANDO DOVRÒ SOFFRIRE? BASTA, SIGNORE!”

Papa Francesco anche stamane è puntuale all’incontro con pochi presenti in Sala Nervi, ma con molti che si uniscono a lui tramite i vari mezzi di comunicazione. Le sue parole, oltre che ad essere incoraggiamento e speranza per molti, sono anche quella breccia che permette di vedere la luce oltre il buio di questi mesi.

“Leggendo la Bibbia ci imbattiamo continuamente in preghiere di vario genere. Ma troviamo anche un libro composto di sole preghiere, libro che è diventato patria, palestra e casa di innumerevoli oranti. […] Nei salmi troviamo tutti i sentimenti umani: le gioie, i dolori, i dubbi, le speranze, le amarezze che colorano la nostra vita.”

PAPA FRANCESCO, Udienza Generale, 14 ottobre 2020

Sfogliamo oggi un libro che ha, a quanto pare, da insegnare molto a noi tutti; ce lo dice un anziano che di vicissitudini ne ha vissute molte: Papa Francesco. Se perdiamo qualche minuto e ci imbattiamo nella lettura di qualche Salmo, scopriamo in effetti che c’è di tutto: dalla tristezza alla gioia, dal dolore al desiderio di vendetta, dalla sconfitta alla ripartenza, dalla fatica estenuante di un povero al riscatto. Ma diciamocelo, molte volte queste parole oranti sono rilegate ad un retaggio che non ci appartiene più; puzzano di vecchio…

Santo Padre – vorremmo chiedergli – come riscoprire la preghiera dei Salmi? A cosa ci possono servire, a noi uomini e donne millenials?

Sai, “in questo libro non incontriamo persone eteree, persone astratte, gente che confonde la preghiera con un’esperienza estetica o alienante. I salmi non sono testi nati a tavolino; sono invocazioni, spesso drammatiche, che sgorgano dal vivo dell’esistenza!”.


PAPA FRANCESCO, Udienza Generale, 14 ottobre 2020

Va bene, Papa Francesco, incontriamo persone che avranno sicuramente sofferto ed hanno saputo alzare lo sguardo verso qualcosa o qualcUno che riconoscevano come Dio, ma noi cosa possiamo ricavarci da una tale preghiera così ‘vecchia’?

Questi Salmi ci insegnano a “non […] dimenticare che per pregare bene dobbiamo pregare così come siamo, non truccati. Non bisogna truccare l’anima per pregare. «Signore, io sono così», e andare davanti al Signore come siamo, con le cose belle e anche con le cose brutte che nessuno conosce, ma noi, dentro, conosciamo. Nei salmi sentiamo le voci di oranti in carne e ossa, la cui vita, come quella di tutti, è irta di problemi, di fatiche, di incertezze!”.


PAPA FRANCESCO, Udienza Generale, 14 ottobre 2020

In effetti, quando si parla di preghiera possiamo incontrare varie letture che sono a dir poco fuorvianti. Da un lato ci scontriamo con una fede che tende a confondersi con la superstizione, dove una formula, un tipo particolare di invocazione o alcuni gesti esteriori sembrano assicurare benedizione; altre volte ci viene proposta una ‘fede di testa’ fatta di tante belle conoscenze che riducono la preghiera ad un benessere più psicologico: “Se te la senti, prega; altrimenti fai altro, tanto Dio ti ama comunque!”. In tutto ciò, Santo Padre, ci sentiamo un po’ smarriti…

Come riconoscere una preghiera autentica, Santità?

La riconosci quando “la sofferenza si trasforma in domanda. […] E tra le tante domande, ce n’è una che rimane sospesa, come un grido incessante che attraversa l’intero libro da parte a parte: […] «Fino a quando, Signore? Fino a quando?». Ogni dolore reclama una liberazione, ogni lacrima invoca una consolazione, ogni ferita attende una guarigione, ogni calunnia una sentenza di assoluzione. “Fino a quando, Signore, dovrò soffrire questo? Ascoltami, Signore!”: quante volte noi abbiamo pregato così, con “Fino a quando?”, basta Signore!”


PAPA FRANCESCO, Udienza Generale, 14 ottobre 2020

Non ci avevamo forse mai pensato, ma questo sembra essere un bel parametro per conoscere quando la preghiera è tale e non un semplice pensiero oppure un insieme di litanie bizzarre. Tutti noi cerchiamo la pace; il contrario sarebbe patologico. Tutti desideriamo il bene. Ma c’è forse qualcosa che ci frena, ci ostacola, non ci permette di avanzare. E questo qualcosa è in qualche modo il dolore e la sofferenza che non si apre ad una domanda, ma si rinchiude su di sé e dà il via al peggiore dei monologhi che possa esistere: quello tra il mio dolore e la mia comprensione del dolore… Quanti drammi e quante scelte sbagliate ha portato questa sorta di monologo…

“Ponendo in continuazione domande del genere, i salmi ci insegnano a non assuefarci al dolore, e ci ricordano che la vita non è salvata se non è sanata. […] Quando noi preghiamo, lo facciamo perché sappiamo di essere preziosi agli occhi di Dio.”


PAPA FRANCESCO, Udienza Generale, 14 ottobre 2020

Ebbene, forse non lo capiamo fino in fondo, ma oggi le parole del Papa hanno rivelato ancora una volta qualcosa di straordinario: il tesoro di cui ci arricchiamo tante volte è proprio il dolore, la sofferenza, ma quel dolore e quella sofferenza che non si trasforma in domanda e quindi in vita… Allora ci troviamo costantemente impoveriti benché pensavamo di essere ricchi. Dirsi “sto male!” è cosa buona, ma dialogare con la Vita e dirgli che “sono stanco del male; che desidero vivere in pienezza” questo è miracoloso perché apre il dolore e la sofferenza all’azione di Dio e al possibile cambiamento.

Sappi, tuttavia, che “il Signore ascolta: qualche volta nella preghiera basta sapere questo. Non sempre i problemi si risolvono. Chi prega non è un illuso: sa che tante questioni della vita di quaggiù rimangono insolute, senza via d’uscita; la sofferenza ci accompagnerà e, superata una battaglia, ce ne saranno altre che ci attendono. Però, se siamo ascoltati, tutto diventa più sopportabile.”


PAPA FRANCESCO, Udienza Generale, 14 ottobre 2020

Sapere di essere capiti e di non essere soli nel dolore; forse è quello che tutti noi cerchiamo…

Grazie, Papa Francesco!

Per approfondire: http://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2020/documents/papa-francesco_20201014_udienza-generale.html