Categorie
Credo e vivo Un Papa o un papà?

QUANDO DIO CHIAMA…

La pioggia di Roma non impedisce alle parole del Papa di illuminare i cuori di coloro che sono in attesa della sua apparizione sul balcone del Palazzo Apostolico. La sete di avere autentici punti di riferimento, mai come in questo tempo è così forte e insistente. Lo si capisce da tutti i ‘venditori’ di speranza che oggi bussano alla porta dei più disperati o semplicemente sofferenti e dai vari populismi che promettono l’isola che non c’è a chi cerca e desidera un cambiamento.

“Con il racconto della parabola del banchetto nuziale, dell’odierna pagina evangelica (cfr Mt 22,1-14), Gesù delinea il progetto che Dio ha pensato per l’umanità.”

PAPA FRANCESCO, Angelus, 11 ottobre 2020

Ecco che il racconto è quel linguaggio che può attecchire in tutti, prendendo il sapore della storia di ciascuno e senza forzare cambiamenti o modi di vedere la vita. Sembra sia proprio l’arte del racconto la chiave che permette al cuore di aprirsi ad una lettura nuova e viva della propria vita. E troviamo in questa domenica la storia di un matrimonio del tutto particolare.

“Il re […] «fece una festa di nozze per suo figlio». […] Per ben due volte il re manda i suoi servi a chiamare gli invitati ma questi rifiutano, non vogliono andare alla festa perché hanno altro a cui pensare: campi e gli affari.”


PAPA FRANCESCO, Angelus, 11 ottobre 2020

Che strano?! Quando si tratta di festa, di cibo, di incontri quasi nessuno si tira indietro. C’è qualcosa che non torna nel racconto di questo rifiuto. Sono poche le cose a cui anche noi rinunciamo o a cui non vogliamo partecipare. Alle volte basta una ‘piccola offerta’ in qualche discount per accorrere e prendere anche il superfluo. Cosa mai potrà infastidire gli invitati? E che cosa può centrare con noi e con la nostra vita tutto ciò?

“Tante volte anche noi anteponiamo i nostri interessi e le cose materiali al Signore che ci chiama – e ci chiama a una festa. Ma il re della parabola non vuole che la sala resti vuota, perché desidera donare i tesori del suo regno. Allora dice ai servi: «Andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli».”


PAPA FRANCESCO, Angelus, 11 ottobre 2020

Le cose materiali ed i nostri interessi, sembra che quando vengono prima dell’esperienza del dono, rischiano di tarparci le ali. Certo, tutto ciò che è materiale e legato al proprio interesse ha di per sé un peso: la macchina nuova, l’abbonamento in palestra, i viaggi, le serate in discoteca, l’ultima novità di una casa di abbigliamento… e così via, pesano, sia fisicamente ma anche in modo figurativo, cioè in tempo, denaro, energia. E troppo peso ci impedisce di alzarci da terra, ovvero di guardare oltre ciò che vediamo nell’immediato, al di là del tutto e subito, ma soprattutto non ci permette di sperimentare il dono.

Ma “la sala del banchetto si riempie di ‘esclusi’, quelli che sono ‘fuori’, di coloro che non erano mai sembrati degni di partecipare a una festa, a un banchetto nuziale. Anzi: il padrone, il re, dice ai messaggeri: «Chiamate tutti, buoni e cattivi. Tutti!». Dio chiama pure i cattivi. «No, io sono cattivo, ne ho fatte tante…». Ti chiama: «Vieni, vieni, vieni!»”.


PAPA FRANCESCO, Angelus, 11 ottobre 2020

Ma ecco la novità che rassicura molti di noi: anche se i tanti inviti hanno fallito a causa del ‘troppo peso’ che ci portavamo appresso, c’è un momento nella vita in cui la nostra parte ‘esclusa, riluttante, poco elegante, ferita, puzzolente’ viene chiamata e non resiste all’invito, anzi, corre e si fa trovare all’incontro.

“Anche quanti stanno ai margini, perfino coloro che sono respinti e disprezzati dalla società, sono considerati da Dio degni del suo amore. Per tutti Egli apparecchia il suo banchetto: giusti e peccatori, buoni e cattivi, intelligenti e incolti.”


PAPA FRANCESCO, Angelus, 11 ottobre 2020

Una storia del genere, all’interno della trama di un film o di un reality, sbancherebbe il botteghino perché in essa tutti, anche se le apparenze la mascherano bene, c’è un parte esclusa, ferita, non amata, che non vede l’ora di essere chiamata per nome. Sì, non vede l’ora! Desidera pazzamente essere vista, riconosciuta e invitata ad una festa. Dio non aspetta l’escluso, il ferito, l’emarginato per farne una diagnosi o per programmargli un percorso terapeutico ad hoc. Non sembra così. Dio, invece, ci viene raccontato come Colui che invita a nozze quella parte di noi, perché la vuole colmare di ogni bene e rivestirla dell’abito di quell’amore che cerca e ama la miseria.

“Grazie, Signore, per avermi dato questo dono!”


PAPA FRANCESCO, Angelus, 11 ottobre 2020

Grazie, Papa Francesco!

Per approfondire: http://www.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2020/documents/papa-francesco_angelus_20201011.html