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Credo e vivo Tu ed io?

IL SORRISO DI UN PAPÀ…

“Enrico*, sei contento di uscire?” Il suo volto apparve triste e sconsolato. Subito dopo egli esordì dicendo: “Da una parte non vedo l’ora di riabbracciare mia figlia che amo immensamente, dall’altra ho il terrore di dover rispondere alle sue domande rispetto al reato da me commesso”. Poi ha proseguito dicendo: “Sono stato e sarò un cattivo padre per lei, ho sbagliato tutto e non le ho insegnato l’educazione che avrei dovuto!”. Subito dopo egli chinò il capo con gli occhi pieni di lacrime.

Questa è la storia di Enrico. Ci siamo conosciuti in carcere. Io ci passavo per lavoro, mentre lui era in procinto di uscire dopo aver scontato una pena di diversi anni.

“Enrico, tu credi davvero che i ‘bravi’ genitori sono chiamati alla perfezione? Che non debbano mai sbagliare?! Beh, ti dico invece che secondo me questa è una menzogna; non esiste la perfezione! Tu puoi ricominciare proprio da questo errore commesso per far capire a tua figlia che nella vita si commettono degli sbagli, ma che si può anche trarre il meglio da questi. Anzi, possono essere proprio i nostri errori a salvarci, a metterci in contatto con la realtà!”

Enrico mi fissò dicendo: “Dici davvero?!! Tu credi veramente che non è tutto perso? Che esiste ancora una speranza per me di essere un bravo padre?”.

“Assolutamente sì, Enrico, anzi! Sono certa che tu sarai un padre meraviglioso per tua figlia, in grado di insegnarle che nella vita non bisogna mai perdere la speranza, proprio come tu hai fatto in questi anni trascorsi in carcere! Hai avuto speranza, Enrico, e questo ti servirà come insegnamento di vita per te e per tua figlia! In questa vita non ci viene chiesto di essere perfetti, di non sbagliare mai; assolutamente no. Ci viene piuttosto chiesto di essere semplicemente noi stessi con le nostre fragilità, con i nostri limiti, anzi di riuscire ad amarli questi limiti perché rappresentano la nostra salvezza. Tutti noi sbagliamo. Non perché io non sto in carcere, vuol dire che non commetta mai nulla di sbagliato, anzi. Evidentemente avrò commesso errori diversi. Ma stai pur certo, Enrico, che ognuno di noi ha le proprie debolezze dalle quali, se si vuole, se ne può trarre il positivo per essere persone migliori, per trovare la nostra vocazione, la nostra missione”.

A quel punto accadde la cosa più bella che potessi immaginare: Enrico mi fece un sorriso! Non crederete mai alla gioia che provai nel vedere quell’uomo rallegrarsi, ritornare a vivere.

Sono certa che oggi Enrico sarà diventato un padre eccellente grazie proprio alla sua esperienza in carcere, perché sarà riuscito a trasmettere uno dei più grandi insegnamenti alla figlia: nella vita si commettono tanti errori, alcuni più piccoli, altri più grandi, ma se si rimane legati a Dio, alla vita, si riuscirà a trarre del positivo da quell’evento, si riuscirà a vederlo da una prospettiva diversa, e soprattutto ci servirà ad essere persone nuove, a ritrovare la giusta strada.

Sono queste storie che ci salvano, che ci permettono di rispondere alle nostre domande più profonde e a rivelarci la nostra identità.

Tania

*I nomi sono stati cambiati nel rispetto di quanto raccontato