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Credo e vivo Io, figlio e tu, genitore Tu ed io? Un Papa o un papà?

LA RICHIESTA DI PAPA FRANCESCO: “PENSIAMO ALLA FINE, SMETTIAMOLA DI ODIARE!”

È mezzogiorno spaccato e il Papa argentino si affaccia dalla finestra del Palazzo apostolico per la recita dell’Angelus. Il messaggio di oggi è forte e quanto mai attuale se pensiamo alla settimana appena trascorsa, segnata da omicidi violenti che hanno scosso un intero paese. Il Santo Padre sa che per trasfigurare le nostre storie, fatte anche di storture e contraddizioni, è necessario ritornare, fare memoria, del Racconto che ha cambiato la storia dell’umanità.

 “Il cuore della parabola – di oggi – è l’indulgenza che il padrone dimostra verso il servo con il debito più grande. L’evangelista sottolinea che «il padrone ebbe compassione – non dimenticare mai questa parola che è proprio di Gesù: ‘Ebbe compassione’, Gesù sempre ebbe compassione!”

PAPA FRANCESCO, Angelus, 13 settembre 2020

L’Angelus si apre con una parola quanto mai dimenticata oggigiorno, ma forse più che mai urgente: la compassione. È difficile comprendere fino in fondo cosa significhi compassione quando siamo proiettati quotidianamente in un mondo molte volte di corsa, facile al giudizio, attento ai dettagli negativi del prossimo. La compassione risulta pertanto una debolezza e non una virtù di cui cibarsi.

Santità – vorremmo chiedergli – come poter capire se viviamo senza compassione?

“Quanta sofferenza, quante lacerazioni, quante guerre potrebbero essere evitate, se il perdono e la misericordia fossero lo stile della nostra vita! Anche in famiglia, anche in famiglia: quante famiglie disunite che non sanno perdonarsi, quanti fratelli e sorelle che hanno questo rancore dentro.”


PAPA FRANCESCO, Angelus, 13 settembre 2020

Inutile aggiungere parole a quelli che possono essere definiti i ‘sintomi’ di un cuore ammalato di non-compassione: sofferenza, lacerazione, guerra, disunità, non perdono, rancore… In una lettura onesta di alcune nostre relazioni ‘faticose’ potremmo spuntare quasi ogni punto dicendo: questo ce l’ho; questo pure; ah sì, anche questo… Che fare allora per uscire da questo circolo vizioso?

“Gesù ci esorta ad aprirci con coraggio alla forza del perdono, perché nella vita non tutto si risolve con la giustizia lo sappiamo. C’è bisogno di quell’amore misericordioso!”


PAPA FRANCESCO, Angelus, 13 settembre 2020

Il perdono è diventato appannaggio molte volte di venditori di ‘miracoli veloci’: vieni, segui questo corso e sarai guarito. Altre volte invece è stato ‘macchiato’ da un volontarismo religioso – devo perdonare, devo perdonare ?! –  che ha portato a raccogliere gli effetti contrari ovvero ancor più rabbia e rancore. Non è facile perdonare! No, non lo è. Soprattutto dinanzi a grandi ingiustizie.

“Pensa alla fine, al perdono di Dio, e smettila di odiare; caccia via il rancore, quella mosca fastidiosa che torna e torna.”


PAPA FRANCESCO, Angelus, 13 settembre 2020

Ecco il salto nel vuoto: pensa alla fine. Sì, forse è difficile perdonare, ma il prezzo del non-perdono è gravoso e doloroso. Una donna malata terminale di cancro, con una bimba piccola da crescere e una famiglia da portare avanti, mi condivideva poco tempo fa su un letto d’ospedale qual era il suo più grande dolore fino a quel momento: non era il cancro, no; era non essere riuscita a riconciliarsi con una sorella che le aveva fatto un torto. Dopo aver versato molte lacrime e sentendo che qualcuno le aveva accolte, forse, con un po’ di compassione, si rilassò, tornò a sorridere e da lì a poco lasciò questa terra, credo, con la valigia dei rancori vuota.

La vera rivoluzione la possiamo fare anche noi contagiando il mondo di compassione, perché a nostra volta qualcUno ha toccato con lo sguardo di chi ci vuol bene le nostre ferite e ci ha messo un po’ del suo Amore misericordioso, trasfigurandole misteriosamente. Tu ed io, noi e voi, insieme, contagiamoci di compassione!

Grazie, Papa Francesco!