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PADRE, MAESTRO, SACERDOTE, FIGLIO: “A NOI NON SPETTA CHE METTERCI AD ASCOLTARE!”

È estate e il caldo di questi giorni ci porta a muoverci e a procedere con maggior lentezza, a rallentare, dandoci un’ottima occasione per guardare con più attenzione, per mettere a fuoco e concentrarci sui particolari, per metterci in ascolto.

Sì, in ascolto, ma di che cosa? Ogni tempo parla e può essere ascoltato, provando a comprenderne segni e linguaggio, a riconoscerne la voce e a far nostre le sue parole. Ogni tempo porta con sé le sue storie, e ogni storia merita di essere custodita e condivisa.

Ascoltiamo e raccontiamo storie per mettere ordine e ricomporre tasselli, per (ri)conoscerci, per (ri)trovarci. In questi mesi costellati di brutte notizie, sono state proprio alcune piccole storie ad aiutarci a contrastare angosce e preoccupazioni e sono loro, ora, un prezioso tesoro a cui poter attingere.

Ascoltare presuppone che ci sia qualcuno che parla, una voce che chiede di essere sentita e accolta.

C’è una Voce che durante il lockdown ha “parlato” molto, anche se, accecati dalle paure, non sempre siamo stati in grado di udirla; c’è Qualcuno che non si è stancato di parlare dolcemente, fornendoci un “manuale d’uso” per i giorni a venire, facendosi presente nei luoghi del quotidiano.

Colpisce in particolare come luogo prediletto di “manifestazione” siano state le nostre finestre, brecce aperte nelle mura tra le quali ci siamo rifugiati, trasformate in teatro di storie e incontri, in cui l’Invisibile si è fatto visibile.

Abbiamo smesso di dare molta importanza a balconi e finestre una volta cessata l’euforia delle piccole orchestre improvvisate. Eppure…

Scozia. Mila, quattro anni, si sottopone a cicli di chemioterapia per curare un tumore. Il padre, che lavora a contatto con molte persone, ha deciso di allontanarsi da casa, per non mettere in pericolo la bambina, vulnerabile al contagio. La foto di uno dei loro incontri alla finestra ha fatto il giro del mondo.

Stati Uniti. Anthony Ferguson, da poco ordinato sacerdote, ha scelto di celebrare la Messa per la nonna di 98 anni. Impossibilitata agli spostamenti, se non grazie alla sua sedia a rotelle, la signora, che vive in una residenza per anziani, ha potuto seguire la celebrazione dalla finestra della sua stanza.

Ancora Stati Uniti. Rylee, dodicenne in difficoltà con i compiti di matematica, ha inviato una richiesta di aiuto tramite email al suo insegnante, che non si è limitato, però, a una risposta scritta o a una telefonata. Armato di lavagna e pennarelli, il professor Waba si è presentato a casa dell’alunna, tenendo per lei una lezione di fronte alla porta-finestra dell’ingresso.

Cisgiordania. Impossibilitato a visitare di persona la madre malata di Covid a causa delle restrizioni, un ragazzo palestinese si è arrampicato tutte le sere sul muro dell’ospedale, sedendosi alla finestra per starle vicino e guardarla, fino al giorno del decesso.

Queste quattro storie sono legate da un unico filo rosso, quello dell’amore incondizionato di chi è pronto a mettersi in gioco per l’altro, ad uscire da sé per donarsi, provando, azzardando, spesso soffrendo, di chi è disposto a tutto pur di esserci.

Ci sono storie raccontate per intrattenere, altre per insegnare, storie che ci fanno ridere e altre che ci fanno piangere. E ci sono storie che nelle mani di un Narratore creativo e saggio fanno “ardere il cuore in petto”, permettendoci di aprire gli occhi su un invisibile che ci piega e un Invisibile che ci conforta.

Nei panni di un padre, di un maestro, di un sacerdote, di un figlio, la Sua voce ci ha parlato in questi mesi di compassione, tenerezza, audacia e vicinanza, mostrandoci come la luce e la vita possano entrare dalla corsia preferenziale dei nostri squarci, delle nostre debolezze, delle nostre finestre, e come ogni giorno ci sia Qualcuno che, lanciando sassolini contro il vetro della nostra stanza, non attende altro che guardarci negli occhi e dirci: “Sono qui!”. A noi non spetta che metterci in ascolto.