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Credo e vivo Tu ed io? Un Papa o un papà?

PAPA FRANCESCO: “NONOSTANTE TUTTE LE TUE FRAGILITÀ, APPARTIENI A DIO!”

Non è degno di quella missione, non conosce il nome di Dio, non verrà creduto dagli israeliti, ha una lingua che balbetta…” Così Papa Francesco inizia l’Udienza Generale di questo mercoledì. Il profilo social di Mosè, il personaggio appena descritto dal Pontefice, non entrerebbe di certo negli algoritmi di oggigiorno; in parole povere non diventerebbe per niente famoso. Nel frattempo le settimane dopo la fine del lockdown, volenti o nolenti, ci hanno messo anche noi un po’ tutti a dura prova, rivelando la nostra parte più fragile, più vulnerabile; sono emerse tante, forse troppe, paure del domani! E le parole del Vescovo di Roma sembrano partire da questa consapevolezza: dinanzi ad una nuova sfida corriamo il rischio di anteporre le nostre obiezioni, le nostre paure.

A Dio che parla, che lo invita a prendersi nuovamente cura del popolo d’Israele, Mosè oppone le sue paure, le sue obiezioni […] Con questi timori, con questo cuore che spesso vacilla, come può pregare Mosè? Anzi, Mosè appare uomo come noi. E anche questo succede a noi: quando abbiamo dei dubbi, ma come possiamo pregare? Non ci viene di pregare. Ed è per questa sua debolezza, oltre che per la sua forza, che ne rimaniamo colpiti.”

PAPA FRANCESCO, Udienza Generale, 17 giugno 2020

Ci verrebbe da esclamare: “Finalmente uno come noi!”. Ebbene sì, negli ultimi anni la normalità della vita sembra aver lasciato sempre più il posto allo straordinario, ai cambiamenti eccezionali, ai guru che con uno schiocco di dita ti promettono la felicità, l’amore, la gioia… Ma Francesco inverte la rotta. Mostra con audacia che la vita è bella perché ordinaria, fatta di fatiche, fallimenti, fragilità, povertà, gioie… Nulla va perduto se ‘abitiamo’ la nostra storia.

Ma, Santità, qual è il segreto per vivere la nostra storia da protagonisti e non da spettatori tristi?

Mosè mai ha perso la memoria del suo popolo. E questa è una grandezza dei pastori: non dimenticare il popolo, non dimenticare le radici. È quanto Paolo dice al suo amato giovane Vescovo Timoteo: «Ricordati di tua mamma e di tua nonna, delle tue radici, del tuo popolo» .”


PAPA FRANCESCO, Udienza Generale, 17 giugno 2020

Il segreto sembra stia proprio nel fare memoria, nel ri-cordare la nostra storia, e quanti l’hanno vissuta con noi. Se tanti dei percorsi contemporanei spingono sul benessere individuale, sul far star bene prima di tutto se stessi, il Papa mette in luce che la nostra felicità ha la sua origine nelle nostre radici, benché fragili, benché povere, benché imperfette. Questa felicità si realizza facendosi ‘ponte’ tra quanti magari sono stati mancanti nei nostri confronti, e Dio.

Perfino nei momenti più difficili, perfino nel giorno in cui il popolo ripudia Dio e lui stesso come guida per farsi un vitello d’oro, Mosè non se la sente di mettere da parte la sua gente. È il mio popolo. È il tuo popolo. È il mio popolo. Non rinnega Dio né il popolo. […] Mosè non baratta il popolo. È il ponte, è l’intercessore. Ambedue, il popolo e Dio, e lui è in mezzo. Non vende la sua gente per far carriera. Non è un arrampicatore, è un intercessore: per la sua gente, per la sua carne, per la sua storia, per il suo popolo e per Dio che lo ha chiamato. È il ponte.”


PAPA FRANCESCO, Udienza Generale, 17 giugno 2020

Non c’è nulla da fare: per Francesco, non ci si salva da soli ma neppure singolarmente; abbiamo bisogno degli altri. E i primi ‘altri’ sono proprio coloro che hanno abitato la nostra storia: famiglia, amici, vicini, colleghi ecc. È facile in effetti farsi convincere che la felicità parta da noi e si ‘esaurisca’ con noi. Ma la vita non conferma questa ipotesi. Senza la tua felicità non posso essere felice. Ma, a quanto pare, non è tutto. La preghiera, la relazione con Dio, permette di sanare i rapporti con quanti ci stanno vicino.

Mosè ci sprona a pregare con il medesimo ardore di Gesù, a intercedere per il mondo, a ricordare che esso, nonostante tutte le sue fragilità, appartiene sempre a Dio. Tutti appartengono a Dio. I più brutti peccatori, la gente più malvagia, i dirigenti più corrotti, sono figli di Dio e Gesù sente questo e intercede per tutti. E il mondo vive e prospera grazie alla benedizione del giusto, alla preghiera di pietà, a questa preghiera di pietà, il santo, il giusto, l’intercessore, il sacerdote, il Vescovo, il Papa, il laico, qualsiasi battezzato, eleva incessante per gli uomini, in ogni luogo e in ogni tempo della storia.”


PAPA FRANCESCO, Udienza Generale, 17 giugno 2020

Malgrado le nostre fragilità, apparteniamo a Dio. Tutti! Nessuno escluso. E se la nostra gioia dipende dalla gioia di chi ha abitato la nostra storia e di coloro che vivono con noi l’avventura della vita, beh, corriamo verso quel Ponte che ci assicura una felicità autentica perché fatta di volti, di persone che forse un tempo avevamo rimosso perché con le loro fragilità ci avevano ferito, ma che ora, in modo misterioso, possiamo ri-cordare, ovvero riportare al cuore, per una vita veramente felice.

Grazie, Papa Francesco!

Per approfondire: http://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2020/documents/papa-francesco_20200617_udienza-generale.html