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LA FELCITÀ E IL BENESSERE ?! VI RACCONTO COSA HO SCOPERTO!

Tratto da una storia vera… la mia. Questa è la pagina di un diario! In essa ho raccontato, giorno per giorno, l’esperienza che ho fatto qualche tempo fa nella missione della nostra Parrocchia in Mozambico. Rileggendola mi accorgono che alcune parole possono sembrare dure, ma sono semplicemente il frutto delle emozioni che ho provato in una giornata ben particolare… e ad oggi posso dire che l’asprezza di quei momenti è maturata e ha portato grandi doni e tanta bellezza nella mia vita. Sono passata dalla tristezza alla gioia… La vorrei riportare alla memoria, perché vedo che lo smarrimento provato in quei giorni di missione, in un certo modo è rivissuto in questo post-pandemia.

Il mio diario di allora iniziava così…

“Oggi è stata dura. Ho sentito la mia vita cambiare in un momento. Sono stravolta, svuotata, piena solo dei volti che ho incontrato. La discarica di Maputo è una sorta di montagna di rifiuti accanto alla quale sono nate le baracche.

Tra le mosche, il fango e la puzza famiglie intere vivono ogni giorno procurandosi da vivere proprio nell’immondizia. In mezzo a tutto ciò sorge una piccola chiesa-baracca. Mi sono chiesta sinceramente come in questa desolazione possa entrare anche Dio, ho pensato a quanto sia difficile crederci in questa situazione di povertà estrema.

I bambini mi hanno strappato il cuore. Cinque o sei di loro adagiati dentro un sacco della spazzatura insistevano a salutarci con tanta gioia; credo ci abbiano chiesto anche un pallone.

Quei sorrisi vivono qui, sono come tanti dei nostri bambini, ma camminano scalzi tra i rifiuti e nessuno se ne preoccupa, sembra tutto normale. La sensazione che ho avuto è stata che staccando lo sguardo da loro e voltandomi li stessi abbandonando. Accanto alla discarica le suore di Madre Teresa fanno un grande servizio: accolgono dalla discarica e dintorni uomini e donne malati, soprattutto di AIDS e Tubercolosi.

Ci sono anche 485 bambini che vanno a scuola dalle suore e la maggior parte di loro è malata. Nella mensa dell’asilo una quarantina di bambini ci hanno accolto con tanti canti: è stato un momento di gioia! Ma una volta usciti abbiamo saputo che ognuno di quei sorrisi aveva l’HIV. Poi c’è un nido con tanti bimbi molto piccoli, tutti senza genitori, abbandonati.

Ho tante parole che risuonano dentro di me, tante domande: forse la felicità non è necessariamente il nostro benessere, forse anche la loro lo è; si può sorridere nell’immondizia. Alla luce di quanto ho visto, quella chiesa-baracca, che mi ha fatto quasi rabbia all’inizio, mi sembra il segno tangibile che Dio, proprio lì, è a casa sua, proprio lì può essere incontrato, perché se sai affidarti a Lui vivendo in una discarica puoi essere davvero felice con nulla.

Il sacerdote che ci accompagna ha detto queste parole che non scorderò mai: “Attenti a non farvi attrarre dalla povertà, perché rischiate di essere davvero felici!”. Io ci credo. A questo punto non so che dire, sento solo un grande vuoto, e spero che un giorno da qui nasca qualcosa. Ora chiedo solo di non dimenticare, di non tornare a vivere normalmente, spero che ogni volta i loro volti mi tornino negli occhi e mi riportino qui. In questo modo faranno parte della mia vita e l’avranno cambiata per sempre.”

Il diario, una pagina, delle parole scritte.

Mi viene in mente un detto popolare che spiega molto bene quello che ho nel cuore: “Una storia raccontata non può essere dimenticata!”. Ho voluto raccontare; questo basta, a volte, per tornare a sognare!

Greta