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Tu ed io?

RITORNARE A CAMMINARE

Ripartire, riprendere, riaprire. Nuove parole sono pronte a prendere il posto dei “chiudere” e “fermarsi” che ci hanno accompagnato in questi ultimi mesi. Un cambio di guardia che sa di speranza e al contempo di timore, un’incertezza che preoccupa e attrae.

Con (auspicabile) prudenza, ci prepariamo a ricominciare, a rimetterci in movimento: oliamo gli ingranaggi nell’attesa di vedere che effetto fa re-iniziare a camminare.

Sono passati più di trent’anni da quando, nel pieno di un’estate soffocante di quelle che solo la pianura padana sa regalare, a casa mia si respirò per un attimo un’aria di tragedia. Un urlo stridulo che risveglia dal torpore pomeridiano, la corsa agitata dei miei genitori, io che mi affaccio sull’uscio della cameretta e mio fratello, cinque anni, forse sei, paonazzo e in lacrime: tra le sue mani, Joe, il suo omino giocattolo, il suo compagno di avventure, che giace senza una gamba, spezzata, tranciata di netto da un movimento sbagliato – la sua forza, la sua bellezza, la sua vitalità mozzate e umiliate in un giorno di un Luglio qualunque.

Non ho memoria delle parole che vennero dette, ma netto è il ricordo dei gesti: mamma che prendeva tra le braccia mio fratello che, a sua volta, fiducioso affidava alle mani sapienti di papà il piccolo Joe. Io che, in disparte, osservavo: senza saperlo, ero a Scuola, quella più vera. Furono ore di tentativi, azzardi e sbagli, fil di ferro e colle varie. Un’unica cosa era certa: Joe non sarebbe stato più quello di prima.

Il rimedio vincente fu una “ginocchiera” fatta di elastici bianchi, in cui poter infilare e stringere il moncone. La gamba si staccò a giorni alterni per tutta la durata di quell’amicizia, ma il difetto di Joe divenne agli occhi di mio fratello il suo punto di forza, la sua mancanza si trasformò nel suo super-potere, la sua ferita si fece occasione di nuova vita e nuove avventure.

Rotto e destinato alla discarica, Joe era stato guardato da occhi inteneriti, toccato e aggiustato da mani premurose e salvato dall’amore incondizionato di un bambino. Fiero e felice, “Joe Rottame”, come fu denominato da allora, guarda e sorveglia ancora, dalla sua mensola, i sogni del suo grande amico, ormai divenuto uomo.

Il primo a cui pensai fu Joe, esattamente un anno fa, quando mi sentii dire una delle cose che più mi hanno ferita nella vita. “Non ha senso aggiustare qualcosa che si è rotto!”, suonava più o meno così.

Seduta sui gradini di una chiesa, sanguinante, mi chiesi come sarebbe stato se Qualcuno avesse ritenuto inutile “aggiustare” Saulo, se non ci fossero stati anche per lui elastici bianchi pronti a rimetterlo in piedi, diverso da prima, forte proprio là dov’era stato più debole. E cosa sarebbe successo se Qualcuno non avesse perso tempo ad aggiustare me?

Un giorno di un Luglio qualunque è quel giorno che sempre capita a chiunque, un giorno sbagliato, stonato, fuori tempo come tanti. È il giorno in cui il cavallo su cui corri veloce ti disarciona e ti fa mangiare polvere e sabbia, quel giorno in cui il corpo e il cuore ti fanno così male da non poterne più, il giorno in cui gridi più forte e, sfinito, allunghi la mano verso il mantello di Qualcuno che passa di là. È in quel giorno che quel Qualcuno riporta nella tua vita ritmo e melodia, insegnandoti nuovamente a camminare e a ballare.

Ed è in quel giorno che scopri di avere un Amico che ama le tue gambe rotte e i tuoi occhi velati, capace di fare delle tue debolezze i tuoi pregi, e di innamorarsene.

Qui a Roma Termini ci sono giorni di Luglio che scaldano il cuore, che hanno il volto e il nome di chi molla la presa sulla bottiglia perché “vivere è più bello”; di chi ha incontrato qualcuno a cui ha consegnato il suo dolore e ora spicca il volo accompagnato da, chissà, forse, un amore; di chi ti sorride e ti parla dopo mesi di silenzio.

RICOMINCIARE, camminare di nuovo, essere visti e ascoltati da chi guarda con il cuore, è ciò che tutti, in fondo, desideriamo: comodi sui nostri divani o indolenziti su vecchi cartoni ai bordi di una strada, impazienti di vedere la fine di una pandemia o in attesa di essere strappati a un marciapiede da un amore che passa di là, siamo tutti Joe Rottame in un giorno di un Luglio qualunque.