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Tu ed io? Un Papa o un papà?

IL MONDO IN PREGHIERA

Siamo a giovedì 14 maggio del 2020 e la pandemia continua a mietere vittime, oltre che a provocare un grande disagio per la società.

L’Alto Comitato per la Fratellanza Umana oggi ha indetto una Giornata di preghiera e digiuno, per chiedere a Dio misericordia e pietà in questo momento tragico della pandemia. Tutti siamo fratelli. San Francesco di Assisi diceva: “Tutti fratelli”. E per questo, uomini e donne di ogni confessione religiosa, oggi, ci uniamo nella preghiera e nella penitenza, per chiedere la grazia della guarigione da questa pandemia.”

PAPA FRANCESCO, Omelia Santa Marta, 14 maggio 2020

Così esordisce Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Non bastano a quanto pare le varie riforme, gli ulteriori decreti nazionali e mondiali per rimettere ‘tutto a posto’. Dalle parole del Pontefice tutto questo lavoro per il bene comune è necessario; ma non basta.

Ci troviamo tutti nella stessa barca, affermava in una Piazza San Pietro deserta lo stesso Santo Padre qualche settimana fa. Era l’inizio di una lunga catena di ammonimenti, parole di incoraggiamento, annunci di speranza, preghiere e Rosari per riportare la vita nei cuori dei più smarriti.

La pandemia ci ha messo, tutti, davanti ad una verità. Quell’affermazione che per troppo tempo ha intriso la mente ed il cuore di molti: “Tanto non mi tocca direttamente!” si è scontrata con quell’altra più perentoria e realistica: “Tocca anche te, la tua vita, le tue sicurezze!”.

Noi non aspettavamo questa pandemia, è venuta senza che noi l’aspettassimo, ma adesso c’è. E tanta gente muore. Tanta gente muore da sola e tanta gente muore senza poter fare nulla. Tante volte può venire il pensiero: “A me non tocca, grazie a Dio mi sono salvato”. Ma pensa agli altri! Pensa alla tragedia e anche alle conseguenze economiche, le conseguenze sull’educazione, le conseguenze…, quello che avverrà dopo.”

Pensa a quello che avverrà dopo! Solo un Padre parla in questi termini. Nessuno, se non un papà, mette il proprio figlio dinanzi alla costruzione del futuro a partire dal presente. È una frase, questa, che è entrata nel cuore di molti in collegamento, quest’oggi, con Santa Marta. Pensare al domani, a cosa succederà a quanti non avranno possibilità economiche, sanitarie, educative, è segno di amore, di benevolenza.

È vero, lo stato di emergenza ti porta a focalizzare l’attenzione sull’istante presente, con l’intenzione di uscire dall’impasse con meno danni possibili. Ma sembra non bastare… Una vera guida deve occuparsi anche del dopo. Non con la polemica, non con scontri verbali, non con posizioni ideologiche, ma con la disposizione d’animo di colui che è certo che il futuro è in mano a qualcUno che può aiutarci realmente.

Forse è questo il motivo per cui oggi il mondo intero, con tutte le confessioni religiose, si ferma a fare penitenza, a pregare, a fare opere di carità.

Ecco che ne traiamo un messaggio quanto mai attuale: se il presente soffoca dobbiamo attraversarlo certamente con pazienza, ma senza mai perdere di vista il futuro. E non dimenticando in mano a Chi sta il futuro; quello vero.

Insieme, uniti, da fratelli, preghiamo! Insieme!