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Un Papa o un papà?

PAPA FRANCESCO ACCOGLIE IL ‘RIMPROVERO’ DI UN BAMBINO

Papa Francesco continua a stupirci con il suo modo sorprendentemente comunicativo. Non possiamo negarlo: riesce a dire in modo semplice cose che per tanto, troppo tempo sono rimaste degli arcani, dei misteri riservati a pochi addetti ai lavori.

Sono le 7 del mattino e, puntuale come sempre, inizia la Santa Messa in diretta con il mondo intero. E fin qui siamo dinanzi ad un fatto che si ripete da diverse settimane. Sappiamo tuttavia che parlare ad un ‘pubblico’ così eterogeneo non è per niente scontato; anzi, può risultare un compito arduo, soprattutto se il tema in questione è Dio…

Quali sono allora gli ingredienti per arrivare al cuore di tanti o, meglio ancora, di tutti?

Gesù dice nel Vangelo: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25).”

Niente di nuovo sotto il sole. Anche qui cita il versetto del Vangelo del giorno. Per i ‘profani’, ogni giorno la Chiesa celebra l’Eucarestia ripercorrendo un tratto di storia di Gesù, trascritto in Parole nel Vangelo. Il Papa parte da una Storia, da un Racconto che viene da una Tradizione; quella cristiana.

Nel mentre, noi siamo lì ad arrovellarci in pensieri giustamente ansiosi e per certi versi ansiogeni sul nostro futuro prossimo, su come poter uscire indenni o il meno fratturati possibile da un momento pandemico che ha sconvolto le certezze dell’uomo contemporaneo.

Il Santo Padre non demorde. Di storie vuole parlare. Quasi fosse l’unico modo rassicurante, speranzoso che riesca ad oltrepassare i muri del ‘ragionevole’, la coltre del ‘si è sempre fatto così’, la nube della disperazione. Tutto parte da una storia.

Storia, racconti… Altro non sembrano se non il Cielo che incontra il tempo e lo spazio. In tutti i racconti c’è un presente, un passato ed un futuro, dei volti, delle parole. Cielo + tempo + spazio + noi = storia. La mia, la tua, la nostra, quella di un Dio che oggi viene raccontato come un giovane felice che ringrazia il suo di Padre per essersi fatto conoscere ad una categoria poco considerata oggigiorno: piccoli, poveri, non colti, poco famosi, senza denaro…

Anche noi dobbiamo essere semplici, concreti. La concretezza ti porta all’umiltà, perché l’umiltà è concreta.”

PAPA FRANCESCO, Omelia, 29.04.2020

Ogni storia ha una messaggio. Quella tratta dal Vangelo del giorno sembra averne uno che sabota la cultura del web, dei social: la concretezza. ‘Concreti’ sembra essere, per il Pontefice, la parola d’ordine di oggi. Ma una concretezza che si incarna nel riconoscersi ‘piccoli’, dunque bisognosi.

Ma non basta. A questo racconto se ne aggiunge un altro. Ed ecco la notizia principale.

Ieri ho ricevuto una lettera di un ragazzo di Caravaggio. Si chiama Andrea. E mi raccontava cose sue. Le lettere dei ragazzi, dei bambini sono bellissime, per la concretezza. E mi diceva che aveva sentito la Messa per televisione e che doveva «rimproverarmi» una cosa: che io dico «la pace sia con voi», «e tu non puoi dire questo perché con la pandemia noi non possiamo toccarci».”


PAPA FRANCESCO, Omelia, 29.04.2020

Un bambino, la storia di una giovane vita che, attraverso una semplice lettera, fa entrare il ‘pubblico’ dinanzi alla concretezza appena citata. Concreto è un bimbo che coglie l’immediato di ciò che vede e sente, e lo riferisce con naturalezza, senza filtri. Concreto è anche un uomo, in questo caso vestito di bianco, che riconosce la bellezza dell’atteggiamento del bimbo. In esso, infatti, intravede il messaggio più importante della Storia evangelica.

Chiediamo al Signore la grazia della semplicità. Che Lui ci dia questa grazia che dà ai semplici, ai bambini, ai ragazzi che dicono quello che sentono, che non nascondono quello che sentono. Anche se è una cosa sbagliata, ma lo dicono. Anche con Lui, dire le cose: la trasparenza. E non vivere una vita che non è una cosa né l’altra. La grazia della libertà per dire queste cose; e anche la grazia di conoscere bene chi siamo noi davanti a Dio.”


PAPA FRANCESCO, Omelia, 29.04.2020

Comunicare con il racconto, fatto di volti, parole, passati, presenti e futuri. Ecco che tutto questo, secondo Papa Francesco, riporta ogni uomo a cogliere chi è realmente, così da costruirsi il futuro a cui sente di essere chiamato, senza se e senza ma. Semplicità, naturalezza, concretezza, trasparenza. Ecco le ‘finestre’ che questo intreccio di storie permette di aprire a tutti noi, barcollanti, per un presente concreto e un futuro più semplice.