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Posso sognare

A LUI, UN LETTO NON BASTA! “Tratto da una storia vera”

Aliì è un ragazzo di mondo. La sua storia mi colpisce in questo momento di ricerca di sicurezze economiche e lavorative per tutta l’umanità. Avevamo incontrato questo giovane ragazzo mentre era steso su un marciapiede della Stazione Termini, senza documenti, senza coperte, senza una speranza, qualche mese fa.

Il suo sguardo ci aveva colpiti. Il suo guardarci sembrava una richiesta implicita di attenzione. Aliì, quella sera, desiderava incontrare qualcuno con cui condividere alcuni tasselli difficili della sua vita.

Ci aveva parlato per più di un’ora delle varie vicissitudini che aveva dovuto affrontare fino a quel giorno. Ma non era tutto. Aveva voluto consegnarci anche il dolore di essere stato sfregiato da persone senza scrupoli nel suo corpo, ma soprattutto nella sua dignità di uomo. I suoi occhi ci hanno regalato delle lacrime così dense di vita e di significati. Erano lacrime che faticavano a scendere in quel viso provato dalla ‘strada’.

In quell’istante, era stato lui stesso a coprirsi il volto mentre stava piangendo, forse per proteggere la sacralità di queste perle che scendevano sul suo viso.

Sì, erano qualcosa di sacro. Da quella sera, in modo del tutto inaspettato, è nata un’amicizia, fatta di: “Ciao, come stai?”, di aiuti su come rifare i propri documenti, di dove trovare una doccia, un letto, un pranzo caldo, e così via. Dopo poco è arrivato anche un letto accogliente che lo aveva strappato finalmente dalla strada.

Inizia con questa storia il lunedì di un’altra settimana di quarantena. I dati che vengono dagli Ospedali più colpiti sono positivi: ci sono molti meno ricoveri nelle terapie intensive e addirittura alcune di esse sono state finalmente chiuse.

Anche il governo sta cercando soluzioni al grande travaglio che molti stanno attraversando da un punto di vista economico.

Aliì nel frattempo mi chiama grazie ad un telefono di fortuna. È tornato a vivere in strada. Appresa la notizia, rimasi in silenzio per qualche secondo. Poi gli chiesi: “Perché sei tornato in strada? Non c’era posto per te?”. Mi rispose dopo qualche sospiro affannoso: “Non mi sentivo bene lì; avevo sempre pensieri strani. A causa del mio passato c’è sempre qualcosa nella mia mente e questo mi dà davvero fastidio. Quindi, sono tornato per strada…”. E aggiunse: “Luca, è tutto così complicato…”.

Non so cosa rispondergli se non: “Quando vuoi, io ci sono!”. Mi ringrazia e torna alla sua giornata di giovane in ricerca di pace.

Economia, lavoro, pensioni, cassa integrazione, stipendi, mutui, Taskforce. Tutte queste parole mi passano davanti alla mente in questo preciso istante e cerco di capire se qualcuna di esse può darmi una risposta al ‘male’ che attanaglia questa giovane vita. Ma non trovo una risposta soddisfacente.

Mi riaffiorano allora alcuni ricordi recenti. I primi incontri coi ragazzi di strada, quelli con i malati oncologici dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma; le lacrime di padri di famiglia che non sanno come sbarcare il lunario…

Dinanzi a tutto questo ‘male’ avevo scoperto la potenza dell’ascolto.

Già allora non avevo dubbi: non bastavano infatti le cure idonee, non bastavano commercialisti indulgenti, non bastavano neppure ostelli accoglienti. Erano necessari, ma non bastavano.

Quei volti, quei cuori attanagliati dal dolore, chiedevano anche qualcos’altro. Avevano bisogno di essere visti, ascoltati, capiti, accolti.

È lunedì. Una nuova settimana è ben che iniziata. Decido di mettere in moto tutta la creatività che possiedo per trovare nuovi modi per soddisfare quel bisogno che non rientra nei progetti di economia, di lavoro, di ripresa: il bisogno di essere ascoltati. Semplicemente ascoltati. Ad Aliì, ma forse anche a tanti di noi, un letto, una casa non bastano più…