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Un Papa o un papà?

NON ERA MAI SUCCESSO PRIMA: UN PAPA, SAN PIETRO DESERTA E LA PREGHIERA PER L’UMANITÀ

Sono scoccate le 18 di venerdì 27 marzo. Un momento storico e stra-ordinario. Papa Francesco attraversa, solo, sotto un Cielo commosso, il sagrato di Piazza San Pietro. Siamo tutti incollati davanti alla Tv o ad altri mezzi di comunicazione.

Silenzio! Tanto silenzio; forse troppo. A rompere questo stesso silenzio il punto di riferimento di un’umanità intera sopraffatta dal dolore della pandemia.

“Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti.”

Una descrizione inconfutabile dello stato d’animo di tutti noi. Paura e smarrimento. E la ragione di tanto sconcerto lo si evince da quanto il nostro Santo Padre afferma in seguito.

“La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità.”

Abbiamo capito: quanto ci sta succedendo è un’occasione straordinaria, unica, irripetibile. È un momento di dolore, sì, ma anche di verità, di consapevolezza immediata, senza filtri, senza mediazioni. Siamo messi a nudo.

Perché avete paura? Non avete ancora fede?. Signore, la tua Parola stasera ci colpisce e ci riguarda, tutti. In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: Svegliati Signore!.”

Non ci siamo fermati in tempo, è vero. Volevamo tanto e ancora di più. Ma ora possiamo, se lo vogliamo, tornare all’essenziale: insieme, l’insieme, tutti insieme. Allora il grido si farà più forte e, come avviene per chi fa il tifo allo stadio, la partita è già vinta, non per la bravura della squadra, ma perché quella squadra, che è l’umanità, ha già vinto perché unita.

“E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi” (cfr 1 Pt 5,7).”

Grazie Papa Francesco!