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Dove sei?

CHE FARE IN QUARANTENA? UN ‘VIAGGIO’ DENTRO TE STESSO…

“Allora il Signore disse a Caino: «Dov’è Abele, tuo fratello?»” (Gen 4,9)

Fu domandato ad un anziano: «Come avviene che io mi scoraggi senza tregua? ». «Perché non hai ancora visto la mèta », rispose. Da che mondo è mondo, quando si inizia un viaggio, la prima cosa da fare è decidere l’arrivo, capire dove andare, focalizzare l’obiettivo di un percorso.

È la prima cosa che si fa quando si usa il navigatore, impostare la destinazione!

Se la prima domanda in assoluto di Dio rivolta all’uomo che le Scritture ci tramandano – «Dove sei? (Gen 3,9)» – focalizzano il punto di inizio da cui si parte, poco più avanti nell’ormai noto testo biblico, troviamo una domanda che, sapientemente, ci dice il fine, l’obiettivo, la mèta della nostra corsa che è l’esistenza.

Scriveva così Simone Pacot, nel suo l’Evangelizzazione del profondo: «Il cammino consiste nel cominciare da noi stessi – perché è la nostra prima responsabilità, il nostro primo campo di esperienza – ma non nel finire con noi, nel prenderci come punto di partenza, non come scopo, e nel vedere così con stupore che camminando nella conversione, il mondo attorno a noi comincia a rinnovarsi».

Io e te siamo esseri relazionali: la quarantena ce lo grida non solo nella testa, ma nelle fibre più viscerali della pancia!

Il non poter abbracciare, baciare, toccare è tanto pesante e frustrante quanto non poter mangiare per giorni! Senza gli altri non possiamo vivere. Tuttavia se questo è duro, drammatico sarebbe giocare la partita sbagliata.

Con questa domanda: «Dov’è tuo fratello?» ci viene indicato il campo di battaglia giusto, dove io e te possiamo investire le energie che abbiamo: vivere per qualcuno.

Puoi passare la vita ad aggrovigliarti con te stesso, con gli altri, con Dio, fermo sempre sullo stesso punto a chiederti «perché?», oppure, finalmente lasciare che il tuo cuore fiorisca e domandarti «per chi?».

Don Gabriele Nasca

Per pregare…

Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace:
dove è odio, fa ch’io porti amore,
dove è offesa, ch’io porti il perdono,
dove è discordia, ch’io porti la fede,
dove è l’errore, ch’io porti la Verità,
dove è la disperazione, ch’io porti la speranza.
Dove è tristezza, ch’io porti la gioia,
dove sono le tenebre, ch’io porti la luce.
Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto:
Ad essere compreso, quanto a comprendere.
Ad essere amato, quanto ad amare.
Poiché: se è dando, che si riceve;
perdonando che si è perdonati;
morendo che si risuscita a Vita Eterna.