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Un Papa o un papà?

“HO CHIESTO AL SIGNORE: FERMA L’EPIDEMIA CON LA TUA MANO”

È mercoledì mattina, di una settimana di ‘reclusione’ in casa per evitare al massimo ogni sorta di contagio da Coronavirus. Siamo tutti sempre più smarriti. Sembra veramente la trama di un film. Ma nessuno si sarebbe aspettato che l’umanità si fermasse, tutta insieme, belli e brutti, ricchi e poveri, credenti e non, per una pandemia.

Il 2020 è segno, infatti, anche dell’uomo che fa scoperte, nuove invenzioni, audaci piani finanziari, revisione di sistemi pensionistici ecc… Ma poi… Si è costretti a fermarci.

Nella vita i punti di riferimenti possono essere molti, in funzione dei bisogni di ciascuno. Possiamo cercare ovunque la soluzione ai nostri ‘capricci’. Mi arrivano ininterrottamente nel cellulare meditazioni orientali da fare in caso di paura, aforismi di un ottimismo sfrenato che sfido chiunque a mettere veramente in atto, attori, cantanti, politici, casalinghe, madri e padri, sacerdoti, che in tutti i modi cercano di spostare il focus dal male di oggi ad una vittoria di domani.

Mi colpisce però l’umanità di un vescovo che viene da lontano, e che il buon Dio è andato a prendere alla fine del mondo. È Papa Francesco.

Sì, proprio lui. È molte volte criticato per ogni passo, parola, silenzio, gesto, starnuto, sbadiglio, atto di misericordia; forse perché ci rimanda un’immagine di noi che facciamo fatica ad accettare: quella del vulnerabile, quello che non ha la soluzione per tutto, che non ha soldi per coprire i bisogni di tutti, che non ce la fa a fare tutto e bene sempre, ma di un uomo che ha capito che l’Invisibile ha ancora senso e potere e che solo con il perdono, la miseri-cordia, con i piccoli gesti d’amore e con la preghiera possiamo fermare le peggiori epidemie.

Ho chiesto al Signore di fermare l’epidemia: Signore, fermala con la tua mano. Ho pregato per questo.”

Che fa un Papa per le strade di Roma in una domenica di pandemia? Va a pregare! Sì, e questo fa saltare di rabbia l’uomo del ‘fare’, una società dalle soluzioni facili e spettacolari. È comprensibile. Ma perché dare per assodato che pregare è perdere tempo? Il tempo perso, perché non credevamo a qualcosa di invisibile agli occhi come il Coronavirus, ha fatto migliaia di vittime e costretto milioni di persone a fermarsi. Forse il tempo perso per un Altro Invisibile permetterà di riscoprire la Vita e mettere in comunione le persone fra di loro.

Che fare, dunque, Papa Francesco, in questi giorni? “Ascoltarsi! È importante perché si comprendono i bisogni dell’altro, le sue necessità, fatiche, desideri. C’è un linguaggio fatto di gesti concreti che va salvaguardato.”

L’intervista che Papa Francesco ha rilasciato a Paolo Rodari di Repubblica ci racconta proprio questo: la vita di un uomo che si affida all’Invisibile per chiedere aiuto, di un prete che ringrazia quanti si stanno spendendo per i più fragili, di un nonno che ci ridice con la sua vita l’importanza di riscoprire l’ascolto, il valore dei piccoli gesti, la vicinanza, la preghiera.

È mercoledì di una settimana di ‘reclusione’. Ma non mi sento solo e non mi sto annoiando. Cerco di riscoprire che una casa bella ha bisogno di fondamenta solide: gesti abitati dal cuore, vicinanza, tempo speso per l’Invisibile, nonna, una famiglia, e di un Papa che, con le sue parole e i suoi gesti, mi incoraggia a credere che a quel Dio in cui in tanti crediamo noi interessiamo veramente!

https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2020/03/18/news/papa_francesco_coronavirus_intervista-251572975/