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Io, figlio e tu, genitore

NELLA PAURA, HO TROVATO UN RIMEDIO STRAORDINARIO!

È mercoledì. Sono i primi giorni della settimana; quei momenti che ti richiamano l’ordinarietà della vita, le tue consuetudini, tutto quello che sei abituato a fare. E invece oggi, in qualche modo, siamo costretti, tutti, a fermarci. E la cosa che stupisce è che ancora in molti non sanno cosa realmente sta succedendo, la gravità di questa pandemia.

Sarà colpa della disinformazione personale o forse della paura di prendere consapevolezza che per un po’ le cose, volente o nolente, debbano cambiare?

Continua il lavoro. Nel mio caso si tratta di ascolti – per il momento al telefono – e di smart-working. Apparentemente tutto continua; cambia, forse, solo la modalità. E invece…

Noto con mia grande sorpresa come la comunicazione in questi giorni metta in luce quanto ha ‘smascherato’ l’emergenza corona-virus: la paura.

Certo, potremmo parlare di angosce, di timori di un inconscio collettivo che è sempre più impregnato di automatismi di fuga. Fuga del dolore, dalla fatica, dal vuoto, dalla solitudine… Ma c’è tanto timore. Eccome se ce n’è!

Mi chiedo: “Ma io ho paura?”. Non so perché, però mi torna in mente un video che ha fatto il giro del mondo nelle scorse settimane. Si tratto di un filmato di un papà siriano che, con la sua bimba in mano, per distoglierla da quanto stava accadendo e rasserenarla, si inventò un gioco. Ed ho pensato: “Guarda te: lì ci sono nemici visibili che mettono a repentaglio la vita, e c’è un padre che riesce a tranquillizzare sua figlia con un semplice gioco?!”.

Non siamo in Siria, non abbiamo bombe che minacciano la nostra vita. L’esempio che sto citando è analogo, ma non uguale a quanto stiamo vivendo. In gioco c’è comunque la vita. Lì i nemici hanno un volto, lanciano bombe, non fanno discriminazioni. Qui il nostro nemico è invisibile, altrettanto pericoloso perché miete vittime e non fa neanch’esso discriminazioni.

Sto rivendendo quel video mentre scrivo queste poche righe. Mi chiedo dove sta il segreto per trasformare un momento difficile, pericoloso, in un momento dove, nonostante tutto, grazie alla creatività, si ritrova il sorriso.

E in tutto ciò ritrovo degli ‘ingredienti’: braccia sicure, fiducia, nessun controllo razionale, nessuna volontà di trovare una spiegazione a tutto, voler vivere il presente, occhi accoglienti, creatività.

In un momento così difficile per tutti, questo padre ci aiuta ad attingere alla parte più vera di noi, per poter trasformare un momento di paura in un momento di incontro… e di incontro sorridente.

Non lo nego: ho avuto il dono della fede. Questo fa la differenza nella mia vita; soprattutto in questi momenti. So di avere braccia e occhi sicuri; sempre! Sento però la responsabilità di mettere a frutto la mia creatività per trasformare il mio presente, magari faticoso, in un presente sorridente. Ora vado; ho nonna, che coi suoi aneddoti, mi distoglie allegramente dalla paura!