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Tu ed io?

STATTENE A CASA! È COSÌ BELLO!

Stiamo vivendo giorni “intossicati” dal Coronavirus. I mass-media ci propongono immagini di fughe apocalittiche alla caccia dell’ultimo treno verso casa. Vedo i figli della paura: quelli che temono di essere distanti dai propri affetti. Respiro il senso di impotenza e di precarietà rispetto a una situazione imprevista e imprevedibile come il rischio di contagio.

Mi affaccio alla finestra di casa e penso… Le strade sono deserte e mi accorgo quanto radicalmente possa cambiare la prospettiva attraverso la quale diamo valore alle cose. Mi chiedo quante di queste persone che fanno ritorno a casa si trovino a fare i conti con questa domanda: quale è il mio luogo sicuro?

Personalmente ho investito anni nel cercare questo posto sicuro. Ero spinta con forza ad uscire da casa invece che restarci.

Quante volte ho ricominciato tutto da capo, sperando che quella nuova città, quelle nuove relazioni, quel nuovo lavoro fosse finalmente l’approdo. E invece no, non trovavo pace…Quanto vagare, quanta fatica, quante cadute, quante delusioni, quanti tradimenti, quanto sconforto.

Dentro questa ricerca, piena di inquietudine, abitava un malessere che parlava di un bisogno molto profondo di sentirmi finalmente al sicuro e meno sola. L’impressione era quella di remare sempre contro corrente: più provavo a riempire il vuoto, più il vuoto si allargava.

Poi un giorno in cui sentivo che la crisi era nuovamente alle porte, perché ancora una volta quella casa, quel lavoro, quegli amici non colmavano questo mio vuoto, ho intuito che forse era arrivato il momento di non cercare più fuori ma dentro.

Ho trovato il coraggio di fare spazio ed è iniziato un nuovo viaggio fatto di silenzio e di ascolto di una piccola e flebile voce che mi ha aperto una nuova prospettiva: quella del cuore.

Passo dopo passo ho sentito che quella solitudine, quel sentirmi senza tetto era solo “amnesia d’amore”. Quando il cuore ha iniziato a parlare mi ha aiutato a fare memoria e ho rincontrato il tenero sguardo di nonna, i sorrisi di zio, i week-end in campagna dalla tata, le estati in montagna piene di amici, le coccole con il mio cane, gli occhi lucidi di papà quando veniva a prendermi al treno, e mille altre sguardi e momenti di condivisione che hanno fatto la differenza perché mi hanno fatto sentire amata e mi hanno riscaldato il cuore.

Mi accorgo allora come questo momento di ‘rientro forzato’ rappresenti un’occasione per ascoltare e ri-cordare che CASA non è un luogo, ma è abitarsi, è riconoscersi, è accogliersi, è amare il proprio cammino; ma soprattutto, è riappropriarsi di quelle relazioni autentiche che lo riempiono dell’essenziale.

Stattene a casa! È così bello! E se ti trovi in una casa in disordine, ecco il momento per ri-sistemarla; partendo dal cuore!

Licia