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Credo e vivo Tu ed io? Un Papa o un papà?

PAPA FRANCESCO: “PERFINO LA MORTE TREMA, QUANDO UN CRISTIANO PREGA!”

I giorni che ci preparano al Natale, quest’anno, sono intrisi di incertezza, fatica, dolore, solitudine e tanto, troppo smarrimento. Che Natale festeggeremo tra poco se le poche certezze che ‘condivano’ le nostre abitudini natalizie sono state sabotate dall’emergenza Covid?

Papa Francesco tuttavia, è ancora una volta il timoniere di questa barca in balìa di una tempesta che sembra non finire. Sì, sembra interminabile questa pandemia… Siamo stanchi; lo sconforto – diciamocelo – ha forzato le porte del nostro cuore e l’ha abitato. Ma il Santo Padre lo sa; eccome se lo sa…

Santità – ci verrebbe da chiedergli – perché viviamo così tanto abbattimento nel nostro cuore?

“A volte noi possiamo credere di non aver bisogno di nulla, di bastare a noi stessi e di vivere nell’autosufficienza più completa. A volte succede questo! Ma prima o poi questa illusione svanisce. L’essere umano è un’invocazione, che a volte diventa grido, spesso trattenuto.”

PAPA FRANCESCO, Udienza Generale, 9 dicembre 2020

Il virus ci ha rivelato come non mai quanto siamo dipendenti l’uno dall’altro; questo è vero. Ma tante volte questa considerazione sembra aver ‘preso in affitto’ la nostra mente, senza poi scendere nel cuore e tanto meno nella vita di tutti i giorni. È pazzesco: sappiamo tutto o tanto, ma questo tutto o tanto rimane nella nostra mente, nei nostri pensieri, senza creare nessun tipo di cambiamento nella nostra vita. “Lo so, ma non ci posso fare nulla!” è la preghiera che abita le menti di molti…

Sai, “tutti sperimentiamo, in un momento o nell’altro della nostra esistenza, il tempo della malinconia o della solitudine. La Bibbia non si vergogna di mostrare la condizione umana segnata dalla malattia, dalle ingiustizie, dal tradimento degli amici, o dalla minaccia dei nemici. A volte sembra che tutto crolli, che la vita vissuta finora sia stata vana. E in queste situazioni apparentemente senza sbocchi c’è un’unica via di uscita: il grido, la preghiera: «Signore, aiutami!». La preghiera apre squarci di luce nelle tenebre più fitte. «Signore, aiutami!». Questo apre la strada, apre il cammino”.


PAPA FRANCESCO, Udienza Generale, 9 dicembre 2020

Gridare? Forse non lo sappiamo fare… Per gridare è necessario che il male tocchi tutta la tua persona e non solo il pensiero, l’analisi delle situazioni e della vita che stai vivendo. Grida il bambino che si scotta la mano quando la mette sul fuoco; grida un bambino che si trova solo al buio; grida sempre un bambino che cade dal triciclo e si sbuccia le ginocchia; grida ancora un bambino piccolo quando ha fame… Il bambino ha il coraggio di gridare; ebbene sì… E noi adulti ben educati sappiamo sentire, prima ancora che capire, per poi poter gridare, e gridare al Cielo?

Papa Francesco, perché – vorremmo chiedergli – non riusciamo a gridare?

Fatichiamo a gridare, quindi a pregare, perché “abbiamo vergogna di chiedere; di chiedere un aiuto, di chiedere qualche cosa a qualcuno che ci aiuti a fare, ad arrivare a quello scopo, e anche vergogna di chiedere a Dio. Non bisogna avere vergogna di pregare e di dire: “Signore, ho bisogno di questo”, “Signore, sono in questa difficoltà”, “Aiutami!”. È il grido del cuore verso Dio che è Padre”.


PAPA FRANCESCO, Udienza Generale, 9 dicembre 2020

La vergogna… Un sentimento che fa vendere al mercato dell’apparire ogni sorta di ‘vestito o trucco’ per mascherare questa emozione vecchia come la storia dell’umanità. Non ci avevamo mai pensato, ma la vergogna ci impedisce di sentire, di avvicinare con la propria carne il dolore perché poi il con-tatto ci porterebbe a gridare, e quindi a chiedere aiuto… ad aprimi alla relazione. E la vergogna ci porta lentamente ad isolarci… quindi a consumare… Da dove iniziare allora?

“Non soffochiamo la supplica che sorge in noi spontanea. La preghiera di domanda va di pari passo con l’accettazione del nostro limite e della nostra creaturalità. Si può anche non arrivare a credere in Dio, ma è difficile non credere nella preghiera: essa semplicemente esiste; si presenta a noi come un grido; e tutti quanti abbiamo a che fare con questa voce interiore che può magari tacere per lungo tempo, ma un giorno si sveglia e grida.”


PAPA FRANCESCO, Udienza Generale, 9 dicembre 2020

Sentire, per poi gridare, affinché finalmente alzi il mio sguardo e il mio cuore verso qualcosa o qualcUno capace di allargarmi gli orizzonti, darmi occhi nuovi, cibo vero, bevanda che disseta; nonostante tutto. Che bello! La vergogna poi verrà sradicata da una semplice ma efficace verità: il mio grido è verso un Dio che è Padre! Sì, se il bimbo ha il coraggio di sentire e gridare senza vergogna, lo fa perché sa di poter trovare braccia di madre e padre pronti a consolarlo e a donargli ciò di cui ha bisogno… Non lasciamoci allora rubare il ‘sentire’ per vergogna, perché il nostro Dio è un Padre!

“Fratelli e sorelle, sappiamo che Dio risponderà. […] Dio risponde sempre: oggi, domani, ma sempre risponde, in un modo o nell’altro. Sempre risponde. La Bibbia lo ripete infinite volte: Dio ascolta il grido di chi lo invoca. Anche le nostre domande balbettate, quelle rimaste nel fondo del cuore, che abbiamo anche vergogna di esprimere, il Padre le ascolta e vuole donarci lo Spirito Santo, che anima ogni preghiera e trasforma ogni cosa. È questione di pazienza, sempre, di reggere l’attesa. […] Perfino la morte trema, quando un cristiano prega, perché sa che ogni orante ha un alleato più forte di lei: il Signore Risorto!”


PAPA FRANCESCO, Udienza Generale, 9 dicembre 2020

Grazie, Papa Francesco!