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Dove sei?

“MI SONO SENTITO AMATO IN QUELLA FRAGILITÀ”

“Potranno queste ossa rivivere?” (Ez 37,1-14)

Vorrei parlare a te, che almeno una volta nella vita, come me, ti sei detto: “Ce la faccio da solo!”. Partiamo però da una constatazione: l’uomo è fatto per lo più di sentimenti. Il sentimento è una parola che deriva da “sentire”, attraverso i sensi o un qualsiasi stato affettivo.

Pensateci: cos’è che più di tutto ci muove a fare qualcosa?

Sentiamo fame e ci muoviamo per procurarci il cibo. Ci sentiamo persi e cerchiamo i
nostri lidi sicuri. Insomma, ciò che ci fa muovere è il sentire. Il percepire che non abbiamo un equilibrio, ma abbiamo invece bisogno di qualcosa che ci faccia sentire in una condizione di “tranquillità”.

Spesso pensiamo che tutto ciò di cui abbiamo bisogno sia facilmente reperibile con le nostre forze, affidandoci alcune volte anche a qualcosa che il vuoto ce lo riempie ancora di più. Così nella vita, così nella fede.

Ti trovi ad affrontare un lutto da solo, ti trovi ad affrontare le dure prove della vita da solo. E magari pensi che tutto ti giova, rendendoti più forte. L’unico risultato che ne deriva però è l’apatia ovvero il non sentire più il lato emotivo. Allora succede che piano piano ci necrotizziamo alla vita e sentiamo il bisogno di un’amputazione sentimentale.

Ma abbiamo bisogno di sentire che abbiamo fallito. Il fallimento è una delle cose più dolorose che possiamo sperimentare eppure è una salvezza. È lì che devi fare i conti con la tua umanità e riscoprirti fragile, e soprattutto amato in quella fragilità.

Da poco sono stato vicino ad un ragazzo che stava andando alla deriva con l’uso di droghe, e che in quel momento non capiva di cosa avesse bisogno, e correva da una parte all’altra tutto il giorno, riempiendosi le giornate di nulla e sentendosi invincibile. Quando ormai ne era fuori, mi chiese se lo avremmo mai guardato con gli stessi occhi, se avremmo mai avuto il coraggio di stare insieme a lui, ed è lì, in quel sentirsi uno schifo, che ha visto intorno a sé gli occhi ancora più amanti di prima e ha capito di cosa realmente avesse bisogno: compagnia.

La realtà è che NOI CI PROVIAMO, MA DIO CI RIESCE!

Per pregare…

Voglio ringraziarti Signore,
per il dono della vita;
ho letto da qualche parte
che gli uomini hanno un’ala soltanto:
possono volare solo rimanendo abbracciati.
A volte, nei momenti di confidenza,
oso pensare, Signore,
che tu abbia un’ala soltanto,
l’altra la tieni nascosta,
forse per farmi capire
che tu non vuoi volare senza di me;
per questo mi hai dato la vita:
perché io fossi tuo compagno di volo.
Insegnami, allora, a librarmi con Te.
Perché vivere non è trascinare la vita,
non è strapparla, non è rosicchiarla,
vivere è abbandonarsi come un gabbiano
all’ebbrezza del vento;
vivere è assaporare l’avventura della libertà;
vivere è stendere l’ala, l’unica ala,
con la fiducia di chi sa di avere nel volo
un partner grande come Te.
Ma non basta saper volare con Te, Signore.
Tu mi hai dato il compito di abbracciare anche il fratello
e aiutarlo a volare.
Ti chiedo perdono, perciò,
per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi.
Non farmi più passare indifferente
vicino al fratello che è rimasto con l’ala, l’unica ala,
inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine
e si è ormai persuaso
di non essere più degno di volare con Te.
Soprattutto per questo fratello sfortunato dammi,
o Signore,

un’ala di riserva.
(Don Tonino Bello)