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COME POTER VIVERE LE DIPENDENZE SENZA ESSERNE SOFFOCATI? “Tratto da una Storia vera”

«Me infelice! Chi mi libererà …?» (Rom 7,24)

Nicola, un mio caro amico, di mestiere faceva il ladro. Entrava ed usciva di prigione, viveva per strada e rubare era l’unica abilità che riusciva a riconoscersi. Era solo, senza una famiglia, senza legami, responsabilità e incombenze: si definiva l’uomo più libero del mondo.

Un giorno, dopo aver scontato l’ennesima pena detentiva, gli chiesi perché mai non si decidesse – finalmente – a cambiare vita. Mi guardò e mi disse: “Roberto, se non ci fosse più niente da rubare, mi sfilerei la maglietta e la getterei dentro il tuo cancello… per poter scavalcare e riprenderla”.

Nicola non era per niente libero, il furto era la sua ossessione. La sua dipendenza! Aveva infiniti margini di libertà, ma era manovrato da questa insistente schiavitù.

Spesso ci troviamo drammaticamente schiacciati tra due fuochi: il desiderio delirante di autonomia e lo spettro patologico della dipendenza.

Nel Vangelo questa dinamica è descritta, con grande maestria, dall’evangelista Luca, nella parabola del figliol prodigo. Un giovane rampante vuole dare una svolta alla sua vita, essere finalmente autonomo e chiede al padre – la personificazione di un bancomat – i soldi per poter coronare i sui progetti. Se ne va di casa, sperando così, di potersi realizzare una volta lontano dalle premure paterne.

Il problema è che il suo progetto naufraga clamorosamente: il ragazzo, ormai “libero”, viene divorato dalle sue dipendenze.

Aristotele sosteneva che ciò che caratterizza gli schiavi è l’assenza di legami. Uno schiavo, in poche parole, sarebbe colui che si sottrae da ogni responsabilità, sciolto da ogni vincolo: in costante deficit identitario.

È proprio questo isolamento che fa di un uomo, uno schiavo!

Allora, come poter vivere le dipendenze (economiche, relazionali…)senza esserne soffocati? E come poter vivere la nostra autonomia (i progetti, i piaceri personali…) senza rifugiarci nell’isolamento autoreferenziale?

Il Vangelo, ancora una volta, ci da un indizio prezioso: “la verità vi farà liberi”, dice Gesù nel Vangelo di Giovanni. La verità riguardo noi stessi e la verità riguardo Dio.

È forse questo il fulcro di una vita pienamente libera: conoscere se stessi fino alle fibre più logore e conoscere Dio fino a rimanere senza fiato. Saper decifrare le proprie mancanze e i propri bisogni e poterli vedere alla luce di un Dio generoso e provvidente: questa è la strada, a volte faticosa, della libertà. La strada che ci indica il Vangelo.

Non so Nicola a che punto sia arrivato nel suo duro percorso, da anni l’ho perso di vista. Anche il tempo infatti, a volte, è un ladro!

Roberto Buattini