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Credo e vivo

LA CONFESSIONE DI UN PRETE: “AVEVO UN PIANO, MA LA VITA ME LO HA CAMBIATO”

Avevo un piano, ma la vita me lo ha cambiato. Ebbene sì, questa è la sintesi della mia quarantena, a Milano, in una parrocchia come tante. All’inizio della diffusione del covid-19 mai avrei immaginato che la parola ‘quarantena’ sarebbe diventata cosi usata e familiare.

Non ho realizzato subito quello che avrebbe comportato rimanere chiusi in casa per tot settimane o mesi.

Non ho contemplato la possibilità che questa situazione compromettesse la vita sociale (di tutti e la mia), l’andare a farsi un giro in centro (ai primi accenni di primavera Milano è una favola), interrompere il campionato di basket, celebrare la Messa a porte chiuse, fare lezione con gli studenti sul web e infine vedere gli amici solo tramite lo schermo del pc.

Nulla di tutto questo. Quello che sembrava solo fantasia è diventato realtà ed ho dovuto fare in fretta i conti con la quarantena.

Qualcuno su WhatsApp ha parlato di quarantesima e credo che il nomignolo calzi a pennello rispetto a quello che ho vissuto e che sto ancora vivendo. Quest’anno la mia quarantena ha dato accesso ad una quaresima più reale.

Forse per mia superficialità, non lo so, ma le quaresime le ho sempre vissute più come un tempo per darmi da fare per la comunità e per gli altri che non un tempo di contatto con me stesso. Il mio piano per quest’anno, infatti, era la fotocopia di altre quaresime.

Ma questo lock down mi ha scombinato le carte in tavola.

Sto facendo esperienza del deserto, anche se in minima parte. Prima che iniziasse tutto questo – quindi non era premeditato – stavo meditando il libro dell’Esodo. D’un tratto mi sono subito immedesimato in quel deserto attraverso cui il popolo d’Israele fa esperienza di tante sfumature della vita: libertà, rivendicazioni, gioie, rancori, tenebre e cosi via.

Mi fa paura vivere il deserto. Sì, perché fa verità su chi sono, verso dove sto camminando e per chi vivo. Alcune volte non sono sempre accogliente verso queste domande che sorgono: penso subito ad auto-censurarmi. Ma ecco la novità: sto sperimentando molta più libertà nello ‘spegnere il cervello’ e connettermi con i ‘link’ che la vita mi invia.

Non sempre è facile, ma quando ci riesco è meraviglioso.

Nel deserto incontro anche molta rabbia. Ho pensato, e lo sto ancora facendo, a tutte quelle famiglie che hanno perso qualche persona amata. Mi sono chiesto cosa significa perdere qualcuno in condizioni veramente assurde, tanto da non poter nemmeno andare a trovare il caro defunto. Costretti a star lontani quando si vorrebbe un ultimo abbraccio, un ultimo bacio.

Non ho risposte, ma solo l’evidenza che se non mi fermo allo stato materiale delle cose, dentro questa vita c’è molto di più.

Sono un prete, vivo in Parrocchia, e vi confesso che non ho risposte ai tanti interrogativi che la vita mi sta ponendo. La vita scombina i piani di tanti di noi; se non tutti. Forse la vita è la scuola a cui non abbiamo voluto andare, ma credo sia la sola che, oggi, può dirci chi siamo, verso chi stiamo camminando e per chi viviamo.

Don Michele