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Tu ed io?

CORAGGIO!

Solo in una stanza, con il computer davanti, alla ricerca di un contatto verso l’esterno. È domenica mattina. Alla ricerca di un ponte che ci tolga dall’isolamento forzato. Pagine di giornali digitali. La nuova frontiera dell’informazione. Notizie. Su tutte aleggia, incombe, una parola diventata famigliare: “Coronavirus”. La nuova pandemia del ventunesimo secolo – arrivata come e perché?! – adesso fa parte della nostra vita.

Come in un film che avremmo voluto vedere solo su schermi asettici. Ma adesso fa parte della nostra realtà. È da alcuni giorni nei nostri risvegli, nel buio della sera, nei pensieri prima di dormire. Notte. La mattina dopo è ancora lì.

Il primo pensiero appena si aprono gli occhi. Non è un film. È realtà. Fa parte della nostra vita quotidiana. Isolamento forzato. Casa. Le nostre stanze sono diventate un rifugio sicuro.

TV, libri, telefonini. Rapporti con mogli, mariti, figli. E allora parte la ricerca di quello che sta succedendo all’esterno. Nel mondo. Domanda: quando finirà? Notizie, esperti, dati sulla contaminazione. Sarà una lunga, dura battaglia . Come una di quelle che gli esseri umani non hanno più affrontato da molti decenni, forse secoli. Letto sui libri di storia. Non sulla cronaca giornaliera di televisioni e giornali. La prima notizia: “Non è un film; qui la gente muore davvero. Nessuno è immune!”.

Il giornalismo come prima pagina della storia. Passano i giorni e l’informazione cambia. Meno talk, dibattiti. Personaggi del piccolo schermo che sbiadiscono, svaniscono. La realtà è un’altra.

C’è un bisogno di verità che deve essere colmato. Un’umanità che inizia ad andare insieme al bisogno di cercare punti di riferimento che ci affianchino in queste ore difficili.

Un articolo. Un’infermiera. Ospedale del nord Italia. Il centro dell’infezione. La prima linea, nel tentativo di salvare la vita a chi non ce la fa a respirare da solo. Poco importa l’età, le patologie. È lotta per la vita. Racconta di turni di 36 ore. Ma la stanchezza è l’ultimo dei problemi. Gli operatori come lei rischiamo in prima persona di essere contagiati.

“È mancato l’ossigeno nei respiratori che tenevano in vita alcuni pazienti. I minuti che passavano in attesa del tecnico. Dovevano decidere…” Il racconto si interrompe. “Abbiamo fatto appena in tempo. Il momento di un sorriso tra noi operatori prima di riprendere il nostro lavoro.”

L’aiuto di medici cinesi, arrivati nel nostro Paese con tonnellate di materiale. Solidarietà. Come dire: “Scusate, abbiamo bisogno di voi!”.

Dai giornali digitali alla televisione. Due operatrici con la mascherina pronte a continuare la propria battaglia. In collegamento. Momento di pausa. Entrano la sera nelle case di milioni di italiani nell’ora di massimo ascolto. Alcuni minuti.

L’ultima domanda. “Ma voi avete paura?”. “Certo che abbiamo paura, tanta paura. Però… Mascherina, protezione, e si va a lavorare. Di là c’è bisogno anche di noi!”

Questa è realtà. Forse un po’ di commozione che fa parte dell’umanità. Quella stessa umanità – quante volte l’abbiamo dimenticato – che ci fa sentire orgogliosi di far parte di qualcosa che fa rima con fratellanza, solidarietà. Un grande destino fatto di lotta e speranza. Punti riferimento .

Un Santo Padre che ci parla con parole semplici di buon senso. Chiede fede. Sembra portare nelle immagini che lo ritraggono il peso di quello che l’umanità sta sopportando. È anziano. Papa Francesco, nella sua vita, ne ha viste tante. Anche questa, una pandemia. Prega ,ci richiama tutti a farlo. Nei suoi gesti, nelle sue parole.

Punti di riferimento. Siamo soli, ma insieme possiamo farcela. L’umanità, nel suo lungo cammino, ha sempre superato i momenti più difficili. Non è un film; è vita reale. E la vita, la nostra, fa parte anche di momenti come questi.

Abbiamo bisogno di punti di riferimento. E di persone che siano tali. È come vedere, nei momenti difficili, uomini e donne riprendersi la scena della vita; quella vera. Nei giornali del ventunesimo secolo, nei mezzi di informazione. La nostra storia ci aiuta, così come il credere. La speranza nell’andare avanti.

Dobbiamo riscoprirlo. Raccontarlo. Lo sappiamo. Non siamo soli. E quando chiudiamo il computer, prima di andare a dormire nell’attesa di una nuova giornata da affrontare, sorridere. Coraggio!

Roberto Milone